Nel mondo ci sono molti football, intesi come sport con una palla e qualcuno che, a seconda di ruoli e contesti di gioco, la prende a calci oppure la prende in mano. Nel 2028, alle Olimpiadi estive di Los Angeles, ci saranno tre football: quello che noi chiamiamo calcio (e gli inglesi chiamano football e negli Stati Uniti chiamano soccer), il flag football (la versione meno fisica, e meno americana, del football americano), e il rugby (che sì, è un football, e che alle Olimpiadi si gioca in una delle sue tante forme).
Ma oltre a questi, nel mondo i football sono davvero tanti, seppur molti meno globali e più specificamente legati a una precisa area geografica. In Australia ce n’è uno che si gioca su enormi campi da cricket, in Irlanda uno un po’ a metà tra calcio e rugby. Perfino il Canada ha il suo football, oggettivamente molto simile a quello americano.
Senza contare che per ognuno di questi football esistono varianti legate a come li si gioca e al numero di giocatori: il rugby, per esempio, può essere a 15, a 13 o a 7 giocatori, peraltro su campi più o meno delle stesse dimensioni.
Può sembrare strano che la parola football, che letteralmente significa “piedepalla”, venga usata anche per sport in cui si gioca soprattutto con le mani. In questo senso, il calcio è un’eccezione. Ma non è una contraddizione né una pigrizia linguistica. È una traccia della loro origine comune: tutti i football derivano da giochi più antichi, che venivano chiamati allo stesso modo perché si praticavano a piedi; in contrapposizione a quelli nobiliari che si praticavano a cavallo.







