| 1 Giugno 2026 17:03 |

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(Adnkronos) – Una nuova comnbinazione terapeutica basata sulla doppia immunoterapia durvalumab più tremelimumab, insieme alla terapia a bersaglio molecolare lenvatinib e alla procedura di chemioembolizzazione transarteriosa (Tace), ha ridotto il rischio di progressione di malattia del 30% nei pazienti con tumore del fegato non operabile. E’ quanto emerge dallo studio di fase 3 Emerald3 presentato al Congresso 2026 dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) a Chicago. I risultati del trial hanno dimostrato che durvalumab e tremelimumab, in combinazione con lenvatinib e Tace, hanno portato a un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (Pfs) rispetto alla sola Tace nei pazienti con carcinoma epatocellulare (Hcc) non resecabile eleggibile per l’embolizzazione. I pazienti dei bracci sperimentali sono stati trattati con il regime Stride (Single tremelimumab regular interval durvalumab), con o senza lenvatinib, prima di Tace e successivamente in concomitanza con Tace. Questi risultati sono presentati oggi in una sessione orale al congresso.

In un’analisi ad interim pianificata, il regime Stride in combinazione con lenvatinib e Tace ha dimostrato una riduzione del 30% del rischio di progressione di malattia o di morte in assenza di progressione rispetto alla sola Tace, riporta una nota. La sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 13,0 mesi per questo regime terapeutico rispetto a 9,8 mesi con Tace. Il miglioramento di Pfs è risultato costante in tutti i principali sottogruppi di pazienti predefiniti. Per l’endpoint secondario di sopravvivenza globale (Os), è stata osservata una sopravvivenza numericamente migliore con il regime Stride con lenvatinib e Tace rispetto alla sola Tace, anche se con il follow-up attuale la differenza non risulta statisticamente significativa (Hr 0,84; Ic 95%). Anche se non sono stati formalmente valutati in questa analisi, gli endpoint secondari di Pfs e Os per il braccio di trattamento che ha confrontato il regime Stride (senza lenvatinib) più Tace rispetto alla sola Tace hanno mostrato un miglioramento clinicamente significativo di Pfs (Hr 0,71; Ic 95%) e di Os (Hr 0,70; Ic 95%). La Pfs mediana è stata di 12,9 mesi per Stride più Tace rispetto a 8,1 mesi per la sola Tace. In un’analisi esplorativa predefinita che ha messo a confronto i due bracci dello studio è stato osservato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione a favore del braccio trattato con lenvatinib nei pazienti con eziologia non virale (Hr 0,70; Ic al 95%). Lo studio proseguirà per valutare la sopravvivenza globale (Os) e altri endpoint secondari chiave in entrambi i bracci dello studio.