«Quando il 1° maggio 2022 ho messo piede nella cattedrale per essere ordinato vescovo di Pesaro, ricordo la forte emozione nel vedere i meravigliosi mosaici accompagnare i miei passi. Sedici secoli di fede cristiana attraversano questo luogo. Percorrendo la navata centrale ci si ritrova a galleggiare in un viaggio interiore ed è possibile rivivere la stessa esperienza dei nostri antenati: quella della “Biblia pauperum”, la Bibbia dei poveri, che un tempo doveva far arrivare a tutti il messaggio di salvezza narrato per immagini e allegorie». Così l'arcivescovo Sandro Salvucci riassume il suo primo approccio con i mosaici bizantini rimasti sepolti dal XIII secolo. Durante questi lunghi anni, piccole porzioni di tessellato riemersero grazie all’antica usanza delle sepolture scavate nelle fondamenta delle chiese. Le attestazioni relative ai primi rinvenimenti musivi risalgono al 1611. Ma fu l’architetto fermano Giovan Battista Carducci a descrivere lo straordinario ritrovamento nel suo libro “Grande musaico” del 1866, arricchito da disegni dettagliati e ricostruzioni dell’antica basilica paleocristiana.Si arriva così agli anni Novanta quando, in previsione del Giubileo del 2000, vengono avviati i lavori di rifacimento del piano calpestabile. L’opera prevedeva la presenza di alcune finestrature per consentire la vista dei mosaici. Riemerge allora dal passato l’antico tessellato in tutto il suo splendore. Arrivano le troupe televisive, mentre le immagini spettacolari della scoperta fanno il giro del mondo. Il grande storico dell'arte Federico Zeri parla di “un capolavoro unico nel suo genere”. 1600 mq di mosaici pavimentali su due livelli risalenti al V e alla metà VI secolo, quest’ultimo coevo al ripristino dell’autorità di Costantinopoli in Italia. Pannelli musivi dal raffinato linguaggio geometrico tipico della tradizione orientale bizantina di cui oggi restano poche testimonianze essendo andati perduti quasi del tutto i pavimenti basilicali di Ravenna, sede dell’Esarcato da cui Pesaro dipendeva.Nel 1999 l'allora arcivescovo Angelo Bagnasco consentì a fedeli e visitatori l’accesso allo scavo archeologico. In una sola settimana 20mila persone poterono ammirare l'immenso tesoro custodito dal tempo. «Un grandioso tessellato policromo che ricopre l'intera superficie della chiesa dove si possono ammirare colombe, cervi e pavoni dal preminente significato teologico – spiega oggi Filippo Alessandroni, direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi – riferimenti cristologici si ritrovano nella simbologia dei pesci e dei grappoli d'uva eucaristici. Ed ancora animali favolosi e terrificanti come lamie, sirene bicaudate, possenti centauri. Spiccano il basilisco e il grifo antropomorfo, elementi che rappresentano l'eterna lotta tra il bene e il male e una scena navale tratta dal ciclo troiano del ratto di Elena».Il pavimento inferiore apparteneva alla prima basilica (V secolo) composta da tre navate separate da due file di colonne; nello spazio antistante sorgeva un grande quadriportico a servizio dei catecumeni e degli indigenti.Tra il 535 e 553, dopo un probabile smontaggio parziale della struttura, le più alte cariche dell’Impero Romano d’Oriente, come il generale Narsete e il console onorario Iohannis, ne avviarono la ricostruzione. Di fatto la rinnovata basilica di Pesaro fu costruita direttamente dall’Impero di Giustiniano. Il mosaico superiore resterà in uso fino al tardo medioevo quando venne riedificata la cattedrale. Fa effetto notare come le basiliche di San Vitale e Santa Apollinare in Classe di Ravenna siano pressoché contemporanee a questi anni pesaresi.Oggi i mosaici sono tornati al centro di un ambizioso e articolato progetto che vede in stretta sinergia Arcidiocesi, Comune di Pesaro, Università degli Studi di Urbino (cattedra di Archeologia medievale) e Università Politecnica delle Marche di Ancona. Il tutto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e Urbino. Nei mesi scorsi si è così potuto procedere ad un nuovo intervento di ampliamento delle vetrate con una moderna illuminazione led, lavori finanziati dalla Fondazione Scavolini.Per iniziativa del soprintendente Andrea Pessina si sta realizzando in questi giorni una collaborazione tra Pesaro e Aquileia. «Entrambi i siti mostrano numerosi elementi comuni: una basilica paleocristiana con due livelli di mosaici e numerose similitudini circa i motivi iconografici - spiega Pessina - inoltre a Pesaro lo straordinario deposito archeologico è ancora in buona parte inesplorato. Stiamo parlando delle prime manifestazioni del cristianesimo in Italia». Non nasconde la propria soddisfazione Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia. «Abbiamo aderito con grande entusiasmo alla proposta del sovrintendente Pessina e siamo rimasti meravigliati nel vedere quanto fatto da Pesaro. La nostra area archeologica ha ottenuto nel 1998 il riconoscimento Unesco. L’intento è quello di far nascere buone pratiche condivise, per questo nel mese di giugno una delegazione pesarese sarà ad Aquileia in occasione delle giornate archeologiche. L’idea è di partire insieme per poi coinvolgere anche Ravenna e gli altri luoghi che rappresentano la koinè culturale che ha sempre contraddistinto le due sponde dell’Adriatico».Per il sindaco di Pesaro Andrea Biancani «i mosaici rappresentano anche una leva culturale e turistica». Entro qualche settimana verrà inaugurato uno spazio innovativo che permetterà, attraverso visori e monitor, di esplorare il pavimento musivo digitalizzato nella sua interezza. Un progetto che sarà visitabile all’interno del Museo Diocesano, prospiciente la cattedrale. Un’esperienza immersiva finanziata dal Comune di Pesaro (CTE Square – Casa delle Tecnologie emergenti), la cui realizzazione è stata coordinata dall'Università Politecnica delle Marche.
I mosaici di Pesaro, un tesoro ritrovato
Un patrimonio unico dell’Italia paleocristiana torna al centro di un progetto di valorizzazione e innovazione digitale tra nuove ricerche e percorsi immersivi











