di

Sergio Donato

Ristrutturazioni mirate, più solare, nuovi edifici a emissioni zero e stop agli incentivi fossili. Il quadro europeo è definito, quello italiano resta incompleto. L’Italia aveva votato contro nel 2024

Dal 30 maggio sono entrate nella fase operativa le nuove regole europee sulla prestazione energetica degli edifici. La direttiva UE 2024/1275, già in atto dal 2024, doveva essere recepita dagli Stati membri entro il 29 maggio 2026 e ora passa dal quadro europeo alle norme nazionali. Il punto vivo e difficile è la ristrutturazione del patrimonio immobiliare, con l’obiettivo di arrivare a edifici a emissioni zero entro il 2050.

Per l’Italia il passaggio non è però ancora completato. Alla scadenza del 29 maggio non risulta adottato un recepimento organico della direttiva, mentre Bruxelles aveva già contestato due ritardi collegati al nuovo quadro europeo sugli edifici. Il 21 novembre 2025 la Commissione ha aperto una procedura d’infrazione anche contro l’Italia per il recepimento incompleto della norma che dal 1° gennaio 2025 vieta nuovi incentivi finanziari per le caldaie autonome alimentate da combustibili fossili. Il 12 marzo 2026 è arrivata un’altra procedura, questa volta perché Roma non aveva trasmesso entro il 31 dicembre 2025 la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, il documento che dovrà indicare il percorso italiano per ridurre consumi ed emissioni del patrimonio immobiliare. Ricordiamo che nel 2024 Italia e Ungheria avevano votato contro la direttiva.