C’è la cooperativa umbra che dice no all’overtourism, c’è l’azienda agricola lucana che punta su agroecologia e agricoltura sociale e rinnovabili, c’è il comune più piccolo del Lazio che affronta il tema della gestione boschiva e ci sono esperienze nelle Marche e in Campania dove le rinnovabili generano lavoro e risparmio in bolletta, senza dimenticare la cooperativa forestale piemontese che punta al chilometro zero dando valore al territorio o l’apiario di comunità nato in Molise e le tante, tante altre realtà che dimostrano che c’è un’Italia in fermento che scommette sulla transizione ecologica ed energetica. Non sono solo le grandi città a dare forti segnali in questo senso. L’esempio arriva anche da tanti piccoli comuni (sotto i cinque mila abitanti) e paesi medi (sopra i cinque mila) che con le loro comunità dimostrano cosa si può fare in questi territori. Ce ne parla Legambiente, come ogni anno di questi tempi.

Nel 2026 sono sette «le best practices targate Voler Bene all’Italia», in prima linea nella transizione ecologica, e che hanno raggiunto obiettivi concreti in tema di economia e filiere circolari rinnovabili, di agroecologia e gestione sostenibile delle risorse naturali e del turismo attivo. Quest’anno le migliori esperienze territoriali e comunitarie hanno trovato terreno fertile in Umbria, Molise, Campania, Lazio, Marche, Basilicata e Piemonte. A censirle e a farle conoscere e scoprire, con visite guidate e incontri, è Legambiente con la sua campagna nazionale “Voler Bene all’Italia”, patrocinata da Uncem e dalla Fondazione Symbola, e dedicata quest’anno alla memoria di Simone e Alessio Gentile, due fratelli e soci di Legambiente scomparsi prematuramente, tra i protagonisti della rinascita di Castel del Giudice (IS).