C’è solo amarezza nelle parole di Augusto Gentilini, al termine di un pomeriggio che ha lasciato alla Fermana soltanto rimpianti: "Abbiamo sbagliato l’approccio della prima partita in Umbria, ma anche lì potevamo rimediare – dice dopo il match –. Oggi (ieri, ndr) non c’è stata partita, non l’abbiamo buttata dentro per una terza volta e i rigori erano il solito terno al lotto". Il quarto d’ora iniziale all’andata, su 120 minuti, "si è rivelato decisivo – prosegue –. Prima dei tiri ho ringraziato i miei ragazzi, ho detto loro di stare tranquilli e sereni. Hanno tirato quelli che se la sentivano, senza alcuna forzatura". Se la Serie D non è arrivata è per un triste destino sul campo, senza cercare alibi pur riconoscendo che i 28 giorni tra l’ultima di campionato e il debutto negli spareggi nazionali potrebbero aver inciso: "La riprova non ce l’abbiamo – dice –. Certamente questa attesa non ci ha aiutato, ma è inutile cercare scuse. Abbiamo fatto tre settimane alla grande, allenandoci benissimo". Più duro nell’analisi il direttore sportivo Sergio Filipponi, che parla apertamente di occasione mancata: "Il calcio sa essere crudele – dice amaro –. Siamo usciti contro una squadra inferiore, anche se il verdetto del campo va accettato. La Pietralunghese in tre partite ha concluso per tre volte in porta, ma è passata. La cosa triste è che la Fermana in questa categoria non c’entra niente e anch’io mi sento responsabile della mancata promozione". In estate l’obiettivo è costruire una squadra competitiva: "Il presidente Romoli farà di tutto per riportare questa società in D. Abbiamo poco da ritoccare. Dobbiamo ripartire, metabolizzando una sconfitta così dolorosa". Nel futuro, nonostante un altro anno di contratto, "farò le mie valutazioni dopo aver parlato con la società". Dall’altra parte c’è invece la soddisfazione della Pietralunghese e del tecnico Luca Pierotti: "Sapevamo che c’era da soffrire e sacrificarsi contro una Fermana dai valori altissimi – spiega –. Il passaggio del turno lo dedico a Mangiaratti (Joseph, esterno d’attacco) che si è rotto il legamento crociato dopo il match d’andata". La foto della gara "è Calderini che al 118’ rincorre e recupera su Guti — commenta —. Una cosa mai fatta".