I due candidati del ballottaggio sono quasi un’allegoria politica del Paese. Da una parte De la Espriella, 47 anni, avvocato penalista, chiamato “El Tigre”. La sua comunicazione, verbale e non, racconta già il suo approccio politico: si presenta col saluto militare, il giubbotto antiproiettile, ai comizi ci va con i vetri blindati e tirando fuori slogan patriottici ispirate a Bukele, con la promessa di portare arresti di massa, supercarceri private e la sospensione di alcuni diritti civili in nome dell’ordine. È un trumpiano dichiarato, vicino all’universo della destra radicale internazionale, e la sua retorica ruota attorno a sicurezza, sovranità, liberalizzazione del porto d’armi e alla guerra senza tregua ai gruppi armati. Cepeda, 63 anni, viene da un altro percorso: di formazione marxista, figlio di un leader comunista assassinato, è volto della sinistra del Pacto Histórico, promotore della linea della “pace totale” e della continuità con Petro, pur dentro un bilancio di governo molto meno rivoluzionario di quanto promesso dal suo predecessore. La campagna, poi, è stata un condensato di violenza e paura, con il ritorno dei gruppi armati, dopo il fallimento del progetto di riconciliazione avviato da Petro. Negli ultimi mesi la Colombia ha visto l’assassinio di candidati e giornalisti, rapimenti politici, uccisioni di guardie del corpo, attacchi nelle regioni più esposte. Lo stesso de la Espriella ha costruito la propria immagine sull’idea di un Paese sotto assedio, promettendo di riprendersi i territori “nei primi 90 giorni”. E nelle ore dopo il voto ha alzato ancora il tiro: ha minacciato che, se il risultato venisse ignorato, “il popolo si ribellerà e vi punirà”, aggiungendo che la democrazia in Colombia va difesa “con la ragione o con la forza” e lanciando un appello all’esercito perché agisca contro Petro in caso di contestazione della volontà popolare. Né Petro né Cepeda hanno accettato serenamente il quadro emerso dal preconteggio. Il presidente uscente ha denunciato presunte anomalie nel software elettorale e l’aggiunta di centinaia di migliaia di voti “senza l’esistenza degli elettori”, sostenendo che si atterrà solo ai dati definitivi delle commissioni dirette dai giudici. Cepeda ha seguito la stessa linea, parlando di “voti atipici” e chiedendo chiarimenti su una “discrepanza di 850mila persone nel censimento elettorale”, tanto da aggiungere “persone che non esistono”.Mentre a Bogotà e Barranquilla i sostenitori di de la Espriella festeggiavano tra caroselli d’auto, clacson e magliette gialle della nazionale, l’onda lunga del risultato ha attraversato subito l’Atlantico e le Americhe. Javier Milei ha parlato di rifiuto del “fallimentare modello socialista”, Santiago Abascal ha salutato “la tigre” come occasione storica per la Colombia, diversi senatori repubblicani americani hanno celebrato il voto come un messaggio contro la linea di Petro.
Colombia spaccata alle elezioni: si andrà al ballottaggio, ma il primo turno va al trumpiano "El Tigre". Petro e il candidato dem Cepeda contestano i risultati: "Aggiunti 850mila voti di persone che non esistono"
La campagna è stata un condensato di violenza e paura, con il ritorno dei gruppi armati, dopo il fallimento del progetto di riconciliazione avviato dal presiden










