«L’antifascismo è diventato un ricatto, un modo per puntare il dito. Si tratta di semplice opportunismo politico. Ma non bisogna aver paura di dire la verità, anche quando non ci piace». Ludovico Boetti Villanis, classe 1931, è l’autore del libro E ripensandoci, per un’Italia non al contrario. Ex consigliere provinciale dell’Msi, poi deputato, fieramente monarchico, non intende difendere le posizioni estreme del fascismo, ma neanche prendere le distanze: «Mi ribello a falsi storici e damnatio memoriae». Perché questo libro?«È la continuazione del primo, Dignità di una scelta, cronistoria di un balilla classe 1931. A 12 anni ebbi l’idea di farmi balilla nella Repubblica sociale italiana. Forse, come tanti giovani che si innamorarono dell’idea di difendere fino alla fine l’onore della patria. Con una coerenza che è rimasta la direttrice della mia vita. Sa cosa scrisse Buttafuoco?» Dica.«Che io “portai alle estreme conseguenze la devozione alla Casa Savoia scegliendo idealmente il gladio repubblicano di Salò in luogo delle stellette di Badoglio”». Sogna la monarchia?«Sì, come sogno esiste ancora. Non come prospettiva realistica. Nel Dopoguerra mi sentii come Garibaldi, straniero in patria due volte: il 25 Aprile del 1945 e il 2 giugno del 1946. Ma ho sempre ritenuto che la dimensione politica, e la mia viene dal fascismo, inutile negarlo, arrivi dopo il primato della nazione». Il suo “L’Italia non al contrario” sembra riferirsi al libro di Vannacci...«Guardi, la differenza tra me e il generale sta proprio qui. All’Università fui presidente della Fiaccola, poi il Fuan, i Guf e l’Msi. Ma quando andai a servizio militare, diedi immediatamente le dimissioni come iscritto all’Msi, perché ritenevo che con le stellette non dovessi avere appartenenze politiche. E giurai al presidente della Repubblica». Niente Futuro Nazionale?«No, i miei unici rapporti sono con La Russa e Meloni. Io continuo ad immedesimarmi nell’insegnamento di Almirante, che senza rinnegare sé stesso accese la Fiamma del primato della Nazione. Lui fu maestro di democrazia contro la partitocrazia ciellenistica che è la costante che ispira la vigente Costituzione, tutt’altro che antifascista». Cosa intende?«Abbiamo ancora il codice Rocco e lo stesso codice civile firmato da Vittorio Emanuele III re d’Italia. Fu Cossiga a dire che la nostra è la peggiore, perché nacque da un pactum sceleris tra Pci e Dc. E perché è piena di rigidità: come si fa a chiamare il popolo a decidere su questioni tecniche con il referendum confermativo? Abbiamo visto cos’è capitato con il nucleare. La Carta è frutto di una riunione di condominio. Lo Statuto Albertino enunciava principi ma era flessibile». Molti la definirebbero un “nostalgico”.«Io mi ribello ai falsi storici. Fu il Trattato di pace che l’Italia firmò a scrivere che il fascismo fu rovesciato dagli alleati; e l’insurrezione partigiana avvenne durante la ritirata, lo disse anche Parri. Il fascismo ebbe tantissime ombre, ma anche qualche luce: il pensiero di Marinetti, di Gentile, che rifiutò di firmare il Manifesto della razza - vicenda che io stesso condanno».
Boetti Villanis: “Io, fiero monarchico, fui straniero in patria. Vannacci non fa per me”
L’ex deputato dell’Msi ha scritto un nuovo libro: “Il fascismo ebbe ombre, ma mi ribello ai falsi storici”








