La fila per entrare nel locale scorre. Si ride, si beve, dall’interno arriva il suono della musica dal vivo che si riversa sul marciapiede e si mescola alle voci. Poi, a pochi passi dall’ingresso, un uomo sulla trentina si china contro il muro. Ha i capelli incolti, lo sguardo fisso, vuoto. Chiede qualche moneta a chi è in fila, le raccoglie. Si sposta di lato, tira fuori una pipetta, la scalda e fuma crack davanti a tutti.

Borgo San Frediano, venerdì sera. La strada è piena ma ordinata. Le file si allungano davanti ai locali, i tavolini occupano i bordi, le luci scaldano l’atmosfera. È una Firenze in equilibrio, fatta di gruppi di amici, coppie, attese. Ma basta spostarsi di pochi passi per vedere il ritmo cambiare. La strada si stringe, la luce si spezza. Basta una deviazione in via dè Coverelli per arrivare al piccolo slargo nascosto sul retro della basilica di Santo Spirito.

Qui l’odore è diverso, più pesante. Due ragazzi urinano contro il muro. Attorno a loro bottiglie, vetri, resti della notte che si accumulano negli angoli. Pochi metri e si è dentro Santo Spirito. La piazza è piena. Più giovani, più rumore, più vicinanza. All’angolo c’è il solito gruppetto di ragazzi, ‘maranza’ li chiamerebbero in molti. Avvicinano un giovane, due parole poi uno scambio veloce, in silenzio.