«Ci sono state tre risse in appena un mese, scoppiate per baruffe tra opposte baby gang. Se le danno anche tra loro, forse per presidiare il territorio». Massimiliano Marello, proprietario del locale Le Panche di via Reggio Emilia, racconta così com'è cambiata la movida nell'ultimo periodo. Una mutazione che ha portato con sé anche scippi di collanine a giovani avventori, gruppi di ragazzini che girano in monopattino per rapinare loro coetanei, microcriminalità. Epat preoccupata: serve un presidio fisso Una situazione che non riguarda solo la zona antistante il locale di Marello, ma che si sta diffondendo in tutte le zone della movida torinese. Tanto da spingere Epat, l'associazione dei pubblici esercizi che fa capo ad Ascom, a chiedere alle istituzioni un presidio stabile da parte delle forze dell'ordine nelle tre zone maggiormente critiche: Borgo Rossini, San Salvario e piazza Vittorio Veneto. Scippi e rapine in monopattino: il racconto degli esercenti Questi episodi hanno spesso l'effetto di allontanare chi sceglie il quartiere per fare un aperitivo in tranquillità o festeggiare insieme con gli amici la laurea. «Soprattutto nella piazzetta di via Reggio Emilia dove c'è la fontana, ma anche nella vicina via Cagliari, il venerdì e il sabato c'è un'alta concentrazione di maranza, stazionano tutto il tempo lì e poi girano a bordo dei monopattini per strappare catenine o braccialetti - dice ancora Marello -. A metà della settimana scorsa a un ragazzo seduto su una panchina, davanti al locale Piadora di via Catania, è stata strappata la collanina da un giovane in monopattino, è quasi scoppiata una rissa che i nostri addetti alla sicurezza sono riusciti a scongiurare, ma intanto il ragazzo sul monopattino è riuscito a scappare con il bottino». E ancora «Di recente a un'altra ragazza è stata rubata la collanina mentre faceva benzina alla stazione di servizio presente sul lungo Dora, sempre in Borgo Rossini». L’incontro con il viceprefetto Un'escalation di episodi che hanno portato gli esercenti a presentare un esposto, mentre il prossimo 3 agosto è già stato fissato un incontro con il viceprefetto. Le aggressioni di lungo Dora Firenze La situazione è ormai nota agli esercenti di specifiche aree della città. Come a Vincenzo Nasi, fra gli altri titolare del club Q35 in lungo Dora Firenze e presidente di Epat Torino: «Per due serate consecutive, il 3 e 4 luglio in occasione degli after del Kappa FuturFestival, il personale della sicurezza ha impedito l'ingresso nel locale a un gruppetto di ragazzini già noti per le loro cattive intenzioni - spiega - Il risultato è stato che da quattro sono diventati 30 e hanno cominciato a lanciare bottiglie contro i nostri addetti, in entrambi i casi siamo stati costretti a richiedere l'intervento della Polizia». San Salvario, un’altra area diventata critica Il problema riguarda anche la zona di piazza Vittorio Veneto e via Matteo Pescatore, ma anche alcuni ambiti di San Salvario nel perimetro fra le vie Berthollet, Goito e Saluzzo. Proprio le aree dove adesso Epat chiede di istituire un presidio fisso delle forze dell'ordine. Cos’è il Torino Care Team Qualche iniziativa è già stata messa in campo dalla Città, come Torino Care Team, un gruppo di operatori con pettorina che provano a mediare i conflitti fra avventori e residenti. La richiesta di Epat, in questo caso, mira però soprattutto alla sicurezza dello spazio pubblico, quello che non riguarda più locali e dehors, ma le piazze e le strade delle serate all'aperto. «I titolari dei pubblici esercizi nelle zone movida debbono assicurare e vigilare sulla tranquillità dei propri dehors e dei locali, ma occorre guardare al suolo pubblico che non è nella disponibilità e nella responsabilità degli esercenti» - afferma Nasi - «Gli imprenditori seri rispondono a una serie di obblighi per tutelare la cittadinanza dal disturbo della quiete pubblica, con oneri che possono superare anche i 15-20 mila euro a stagione. Ma al tempo stesso, chiediamo un presidio stabile e riconoscibile delle forze dell'ordine nelle aree che oggi sono più esposte». La proposta di Epat per rilanciare i quartieri Claudio Ferraro, direttore di Epat, allarga lo sguardo. «Quando le persone smettono di frequentare una zona, il danno non riguarda soltanto il singolo locale ma si indebolisce l'intero quartiere - dice - Occorre un profondo ripensamento sulla vita serale e un organico e programmatico intervento rigenerativo sull'intero territorio cittadino».