TREVISO - In maglia biancoverde Antonio Pavanello è stato per un decennio nel cuore della mischia, sul fronte più ruvido e oscuro della sfida fisica, costituendo con Corniel Van Zyl, per unanime riconoscimento, una delle migliori coppie in rimessa laterale dell'allora Celtic League. Ed è stato il capitano del gruppo che aveva Franco Smith e Vittorio Munari come mentori nel passaggio epocale dal campionato italiano agli scenari europei. A undici anni dal suo ritiro, incassato qualche chilo («Se da atleta erano 113, ora sono 130... più iva», scherza lui), dalla sua ordinata scrivania oggi l'ex seconda linea rodigino guida una macchina Benetton Rugby divenuta a tutti gli effetti una complessa azienda sportiva. «Il grande salto nella struttura societaria avviene attorno alla stagione 2018-19, l’anno peraltro della conquista dei playoff - inizia a raccontare il presidente Pavanello - Grazie alla piena fiducia che Amerino Zatta mi ha accordato, abbiamo organizzato il Benetton come un club moderno. Allora visitai molte realtà, capii che Leinster e Leicester poteva essere presi a modello. Espandendo l’area commerciale, con nuove sponsorizzazioni e il balzo nelle presenze a Monigo, siamo potuti passare da un budget di 8 milioni agli attuali 15. Tutto si è sviluppato dai miei tempi da giocatore: per fare un esempio, i fisioterapisti erano due part-time, oggi sono sei a tempo pieno».