TREVISO - «Voglio portare un rugby divertente e spettacolare sia per i giocatori che per il pubblico. Obiettivi? La Challenge Cup è importante, in Urc vedremo come si svilupperà la stagione ma vogliamo essere competitivi contro tutti». Sono le primissime parole di Wayne Pivac da nuovo capo allenatore del Benetton Rugby. L'allenatore neozelandese ha voluto da subito mettere in chiaro qual è la sua filosofia di rugby cerchiando in rosso i traguardi che possono essere alla portata dei Leoni, come la Challenge Cup. «Sono davvero entusiasta di iniziare questa nuova avventura a Treviso, in questi primi giorni ho già avuto l'opportunità di parlare col presidente Pavanello, conoscere tutto lo staff tecnico ed alcuni giocatori: non vedo l'ora di iniziare questa nuova sfida e di conoscere i tifosi che sono una parte fondamentale del club».
Coach Pivac, quali sono le sensazioni in questi primi giorni di lavoro?«Anche se è solo una fase iniziale credo sia stato un inizio davvero buono e il morale all'interno del gruppo è davvero alto, soprattutto tra i nuovi arrivati come Walker-Leawere che solo due settimane fa ha vinto il Super Rugby ed è arrivato direttamente dalla Nuova Zelanda per iniziare il pre-season con noi. Attendiamo il rientro dei giocatori impegnati con le Nazionali per poterci preparare al meglio».Cosa l’ha convinta ad accettare la sfida del Benetton Rugby e a intraprendere questa esperienza in Italia?«Sono definito come un allenatore esperto, in effetti ricopro il ruolo di head coach professionista da circa 30 anni. Questa è una nuova sfida e arrivare in un’altra parte del mondo, ricordando le mie origini croate, e tornare in Europa è una fantastica opportunità. In primis per il rugby, poi per immergermi in una nuova cultura e adattarmi al posto in cui vivrò».Il Benetton Rugby negli ultimi anni ha costruito una propria identità. Quali aspetti vuole preservare e quali, invece, vorrebbe aggiungere con la sua impronta?«Quando entri in qualsiasi squadra è importante capirne la storia. Qui c’è una storia di cui essere molto orgogliosi e di stampo duraturo. Ho guardato le stagioni recenti del Benetton e ho cercato di capire come posso aggiungere valore. Analizzeremo come attaccare, come difendere, quali sono le funzioni dell’attacco e dovremo dare priorità ad alcune aree del nostro gioco, in modo da poter essere più competitivi. Quando inizi a vincere guadagni confidenza e da lì puoi crescere. Quindi, voglio capire cosa ha funzionato bene e cosa no, e lì dovremo concentrare il nostro tempo e le nostre energie».Come descriverebbe la sua filosofia di gioco? Che tipo di rugby vorrebbe vedere in campo?«È un rugby molto inclusivo, nel senso che mi interessa vedere la crescita dei giocatori durante il percorso. Chiaramente voglio fare il meglio possibile a livello di risultati, ma la cosa più importante è vedere lo sviluppo dei giocatori. Ognuno avrà un obiettivo individuale da raggiungere e io voglio aiutare i giocatori a farlo. La mia filosofia prevede l’utilizzo di tutto il campo in ampiezza. È molto importante capire che tutti hanno qualcosa da offrire al nostro gioco, a partire dai piloni fino all’estremo. Assicuriamoci di produrre un gioco che gli spettatori apprezzino osservare, e che i nostri tifosi pian piano inizino ad amare: il nostro intento è quello di portare gente a Monigo, per cui costruiamo la base per prima. E dobbiamo giocare con il sorriso stampato in faccia, voglio che ai giocatori piaccia venire ad allenamento e scendere in campo».Quali caratteristiche ritiene indispensabili per una squadra che vuole competere ad alto livello?«È davvero importante che la squadra getti le basi del suo gioco. Poi dobbiamo avere una struttura solida. Se non riusciamo a reggere in mischia contro le grandi squadre, se la nostra rimessa non lavora a dovere, se non possiamo fermare la maul avversaria, allora diventa molto difficile vincere. Quindi dobbiamo sviluppare le basi del nostro gioco in maniera convincente, risultando giusti nel mantenere le nostre fondamenta. Una volta formato il nostro nucleo di partenza, vogliamo costruire e praticare un gioco che sia divertente da guardare e da giocare. Prima però dobbiamo essere solidi e difensivi, dobbiamo voler difendere. La maggior parte dei team vuole giocare con la palla. Non penso che sia un problema per noi, ma dobbiamo mostrare uno spirito difensivo encomiabile e sicuramente poi avremo un buon ritmo di gioco».Il Benetton sarà impegnato su più fronti. Quali saranno obiettivi e priorità in questa stagione?«In ogni competizione cercheremo di andare più avanti possibile. Vogliamo darci un’opportunità per vincere grandi partite. Nella Challenge Cup cercheremo di migliorare gara dopo gara. Per questo dobbiamo farci trovare pronti e concentrati. Come club vogliamo far bene, ma per fare bene dobbiamo avere un punto di partenza e da lì costruire. Sarà un viaggio interessante e dovremo coinvolgere tutti: dai nuovi allenatori per sviluppare un nuovo piano di partita. Ci sarà tempo, poi vedremo nel corso dell’Urc come andrà la stagione. Ovviamente, la Challenge Cup è molto importante».Qual è l’ingrediente che non dovrà mai mancare?«Penso che ci siano alcuni punti chiave. L’etica del lavoro per me è imprescindibile. Poi cercare di raggiungere il giusto equilibrio tra forza fisica, tecnica e tattica, che è l’input di ogni allenamento, e poi la nostra forza mentale che vogliamo costruire durante la stagione. Dobbiamo essere pronti a lavorare duramente. Se non lavoriamo più forte del nostro avversario, sarà molto difficile».Un messaggio ai tifosi biancoverdi: cosa si sente di promettere e cosa chiede loro?«Vorremmo giocare un rugby divertente, che piaccia ai giocatori e con i tifosi entusiasti di vederci giocare. Faremo del nostro meglio per dare vita a un rugby divertente, e ovviamente cercheremo di vincere le partite. I tifosi saranno il nostro sedicesimo uomo: vogliamo che i tifosi, in particolare a Monigo, rendano la situazione molto difficile per l’avversario. Ci piace la passione, ci piace gioire delle nostre mete e produrre un bel gioco. Vogliamo che Monigo sia un posto scomodo per gli avversari e i tifosi possono aiutarci da questo punto di vista».







