C’è un’Italia che ha iniziato a parlare di salute mentale con maggiore consapevolezza. Ma ce n’è un’altra che continua a vivere il disagio psicologico in silenzio, frenata da stigma, stereotipi e paura del giudizio. A raccontarlo è il MINDex 2026 – Il Barometro del Benessere Mentale degli Italiani, realizzato da Unobravo con Ipsos Doxa in occasione del mese della Consapevolezza sulla Salute Mentale.
I dati mostrano un Paese diviso: se il 52% degli italiani considera oggi il supporto psicologico uno strumento importante per il proprio benessere emotivo, il 77% dice di non sentirsi ancora completamente libero di chiedere aiuto serenamente. Una resistenza che riguarda soprattutto gli uomini, spesso portati a ignorare il malessere fino a quando non diventa cronico. E mentre cresce l’attenzione pubblica sul tema, l’Italia continua a investire nella salute mentale molto meno della media europea.
Per Danila De Stefano, psicologa, CEO e founder di Unobravo, il problema non è più soltanto culturale: è strutturale. “La salute mentale non può essere un lusso”, spiega. Il Bonus Psicologo, secondo lei, ha avuto il merito di rendere evidente una domanda di supporto già esistente, ma oggi manca ancora un sistema pubblico capace di assorbirla davvero. Dal bisogno di inserire psicologi in scuole e università in modo permanente, alla necessità di rendere il supporto psicologico economicamente accessibile, fino al ruolo delle aziende e della psychological safety nei luoghi di lavoro, il tema si intreccia sempre di più con quello della prevenzione sociale.







