La salute mentale emerge come una delle grandi sfide del nostro tempo. I dati pubblicati su The Lancet, basati sul Global Burden of Disease Study, mostrano un aumento del 95% dei casi prevalenti tra il 1990 e il 2023, con circa il 14% della popolazione mondiale interessata da un disturbo mentale. Numeri che impongono una riflessione non solo sanitaria, ma anche sociale e culturale: dal peso dell’urbanizzazione agli effetti della pandemia, fino al ruolo che la fruizione culturale potrebbe svolgere come strumento di prevenzione e promozione del benessere collettivo. La riflessione di Stefano Monti
Su The Lancet è recentemente stato pubblicato un articolo che riportano trend aggiornati riferiti alla salute mentale come emersi sul Global Burden of Disease Study (Gbd), che è il più grande e completo studio epidemiologico al mondo.
I risultati descrivono una realtà che, se non allarmante, richiede in ogni caso attenzione: con riferimento alla salute mentale, infatti, tra il 1990 e il 2023 si è registrato, riporta l’analisi sistematica, un incremento di circa il 95% dei casi prevalenti. Una stima che, volendo semplificare al massimo, indica che circa il 14% della popolazione mondiale convive con uno dei disturbi mentali preso in considerazione dal Gbd.







