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Ultimo aggiornamento: 14:35
Forse non è tutta colpa di Freud. Mentre i tabù della cura psicologica sembrano crollare, in Europa un adulto su cinque manifesta sintomi di depressione o ansia. E solo una minoranza riceve un trattamento adeguato. Dietro le poche cure, problemi economici, difficoltà a riconoscere il disagio, tempi di attesa troppo lunghi. Ma anche stigma: secondo l’ultima edizione del Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute la domanda di supporto psicologico o psichiatrico è in aumento, ma la nuova attenzione non coinvolge tutte le fasce della popolazione allo stesso modo. Un quadro eterogeneo che emerge anche dal nuovo rapporto dell’Ocse “Mental Health Promotion and Prevention” del 2025, realizzato con il contributo della Commissione europea, che sottolinea quanto sia ancora urgente implementare “gli interventi a scuola e la formazione in salute mentale”. Perché la salute mentale del singolo “riguarda tutti”.
Come stanno gli europei – Al netto di sintomatologie lievi e disagi personali, che riguardano almeno il 20% della popolazione, il 3% della popolazione soffre di depressione maggiore e il 5% ha disturbi d’ansia generalizzati. Il 15% delle persone coinvolte nell’indagine Ocse ha riferito di aver sofferto di sintomi lievi di depressione, il 4% di sintomi moderati. A lamentare più spesso problemi di salute mentale sono le donne, per cui si registrano tassi del 62% più alti rispetto agli uomini. Questi ultimi, al contrario, tendono a presentare tassi più alti di suicidio. Il rapporto rileva che i problemi di salute mentale tendono a comparire nel 75% dei casi prima dell’età adulta. La vulnerabilità, inoltre, aumenta in alcune fasi di transizioni della vita, come l’adolescenza, la gravidanza e il periodo post-partum. Critici alcuni eventi come la migrazione, la disoccupazione o la morte di un parente o di un amico.












