di

Antonio Palmieri*

A che punto è la relazione tra intelligenza artificiale e Terzo settore? Possiamo far sì che l’intelligenza artificiale generativa lo sia nel senso che piace a noi? Per farlo dobbiamo accettare una doppia sfida, culturale e organizzativa

A che punto è la relazione tra intelligenza artificiale e Terzo settore? Possiamo far sì che l’intelligenza artificiale generativa lo sia nel senso che piace a noi? Per farlo dobbiamo accettare una doppia sfida, culturale e organizzativa. La sfida culturale sta nel capire che l’intelligenza artificiale generativa e relazio-nale è non solo una tecnologia, ma prima di tutto una rivoluzione antropologica: per la prima volta una tecnologia non solo si appropria di prerogative esclusive di noi sapiens come il pensiero, il linguaggio, la produzione di contenuti, ma è costruita in un modo che supera le nostre capacità relazionali e rende più comodo aver a che fare col chatbot invece che con gli esseri umani.

Questo punto interpella in particolare noi del Terzo settore, perché l’ascolto della persona, la sua libertà dal bisogno anche relazionale sono gli esiti cui mira la nostra azione e che trovano nell’empatia artificiale dell’AI una formidabile concorrente.