Pietro Ciucci prende carta e penna - metaforicamente - e risponde punto per punto alle accuse di Angelo Bonelli. L'amministratore delegato della Stretto di Messina spa difende la struttura societaria, giustifica la deroga al tetto degli stipendi e ridimensiona, almeno nella prospettiva aziendale, la questione dei 25 milioni europei che la società ha dovuto restituire.

Sul nodo del personale, che Bonelli aveva fotografato come una «piramide rovesciata» con 89 tra dirigenti e quadri su 116 dipendenti totali, Ciucci replica che la composizione dell'organico riflette semplicemente la natura del mandato: quasi tutti i dipendenti provengono da Anas e da altre società del Gruppo Ferrovie dello Stato in regime di distacco, mantenendo il trattamento economico delle società di provenienza. Una struttura, dice l'AD, pensata per «svolgere ai massimi livelli azione di dialogo, negoziazione e controllo» con tutti i soggetti — italiani e internazionali — coinvolti in un'opera di quella complessità.

La deroga al tetto dei 240mila euro, che aveva alimentato le polemiche, viene circoscritta a «due dirigenti di alto profilo». Ciucci non fa nomi ma spiega la logica: per gestire un'infrastruttura come il ponte sullo Stretto occorrono professionalità che il mercato prezza ben al di sopra dei limiti previsti per le società pubbliche. I compensi per il CDA, il presidente e lo stesso amministratore delegato restano invece dentro i limiti di legge.