La politica italiana ha una vocazione antica per il necrologio prematuro. Non appena un leader incassa una sconfitta, si levano le voci di chi già ne scruta l’uscita di scena, chi ne misura il declino, chi tesse le trame della successione. Chi ha già scritto l’inevitabile parabola discendente della premier farebbe bene a riflettere ancoraLa politica italiana ha una vocazione antica per il necrologio prematuro. Non appena un leader incassa una sconfitta, si levano le voci di chi già ne scruta l’uscita di scena, chi ne misura il declino, chi tesse le trame della successione. È accaduto con Silvio Berlusconi, più volte. E, in modo meno plateale, con Matteo Renzi, Giuseppe Conte e Matteo Salvini i quali, dopo oltre un decennio, sono ancora protagonisti della politica nazionale. Accade, nelle ultime settimane, anche con Giorgia MelonPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Lorenzo CastellanipolitologoLecturer presso la LUISS School of Government e docente di storia delle istituzioni politiche presso la LUISS Guido Carli. I suoi ultimi libri sono L’ingranaggio del potere e Sotto scacco.
Sbagliato celebrare la fine prematura della premier
La politica italiana ha una vocazione antica per il necrologio prematuro. Non appena un leader incassa una sconfitta, si levano le voci di chi già ne scruta l’uscita di scena, chi ne misura il declino, chi tesse le trame della successione. Chi ha già scritto l’inevitabile parabola discendente della premier farebbe bene a riflettere ancora






