Ufficialmente la premier va giù di stiletto, con un sintetico post scriptum al messaggio sui social in cui augura buon lavoro ai sindaci neoeletti: «E anche oggi il tanto annunciato crollo del centrodestra lo rimandiamo a domani». In privato, racconta il coordinatore veneto di FdI Speranzon, era stata meno parca e molto più iperbolica: «Dopo i primi exit mi ha chiesto se c’era davvero la possibilità di vincere al primo turno e quando ho risposto di sì ha detto “Sarebbe un miracolo mondiale”».

Mondiale magari no ma un mezzo miracolo Simone Venturini, 11 anni di assessorato alle spalle, lo ha fatto davvero. Il centrosinistra pensava di avere la vittoria in tasca e i sondaggi unanimi confermavano. Sarà perché molto più radicato nel territorio del rivale Andrea Martella oppure, come ritengono in molti, perché di mezzo c’era la Moschea di Mestre, assai sgradita ai veneziani, ma di fatto Venturini ha capovolto il risultato soprattutto grazie alle percentuali ben oltre il 30% della sua lista.

PER LA DESTRA IL VOTO DI IERI, in sé, sarebbe un buon risultato, non certo un trionfo. Ma la politica è fatta anche di simboli e di effetti psicologici e proprio la sorpresa nella quale a destra non sperava nessuno moltiplica l’effetto galvanizzante. Tanto più che anche nella città in lizza seconda per importanza, Reggio Calabria, le cose per la maggioranza sono andate meglio del previsto, e il previsto già vaticinava vittoria schiacciante. I sondaggi accreditavano al forzista emergente Francesco Cannizzaro il 60% dei voti nella sfida contro Domenico Battaglia, facente funzione di sindaco dal gennaio scorso. È arrivato attorno al 70% e per un’amministrazione di centrosinistra uscente è un risultato che va oltre l’umiliazione.