La bandiera della Brigata Golani sulla vetta della fortezza di Beaufort riporta l'immaginario collettivo israeliano indietro di 44 e 26 anni. Nel 1982, l'Idf conquistò dalle mani dell'Olp la postazione strategica, diventando il simbolo della prima guerra del Libano. Ne seguirono i quindici anni della 'fascia di sicurezza' nel sud del Libano, in cui circa 600 soldati israeliani persero la vita, facendo scaturire un grande movimento di protesta popolare che spinse l'allora premier Ehud Barak a decidere, nel 2000, per il ritiro. Allora il Beaufort fu l'ultimo avamposto lasciato dall'Idf. Sui social, in molti ricordano oggi una delle scene più iconiche del cinema israeliano, quella del soldato Liraz che guarda per l'ultima volta l'avamposto esplodere, scoppiando in lacrime.
È così che si chiude il film 'Beaufort' - nel 2008 tra i finalisti agli Oscar come miglior film straniero - che racconta quella che sembrava allora una pagina chiusa, e traumatica, dell'esperienza militare israeliana. «Oggi l'Idf torna in un posto dove nel 2000 ci eravamo ripromessi di non tornare», dice all'ANSA Yoav Krakovsky, giornalista della tv pubblica Kan 11, per cui, da giovane cronista, seguì allora il ritiro delle truppe. «In realtà ci siamo tornati anche nel 2006, seppure per poco, durante la Seconda guerra del Libano. In tutti questi anni c'è stata un'ambivalenza tra diverse concezioni, Israele non voleva rientrare via terra in Libano, ma così ha perso il polso della continua costruzione di infrastrutture di Hezbollah sul campo. La bandiera israeliana su Beaufort vuole mandare in primis un messaggio alla popolazione del nord d'Israele, dopo anni che sono sotto fuoco», spiega Krakovsky.L'avanzata «Non c'è oggi una decisione di occupare il sud del Libano ad oltranza, ma non è detto che la realtà sul campo e questo governo che manca di visione strategica, non ci ritrascinino in questo scenario». Jonathan ElKhoury parla di «sensazione di déjà-vu, mista a una nuova speranza». Nel 2000, a 9 anni, ElKhoury, venne evacuato in Israele nell'ambito di un programma di protezione per i soldati e i familiari dell'Esercito del sud del Libano, che aveva combattuto insieme all'Idf durante gli anni della prima fascia di sicurezza. «La speranza è nel dialogo con il governo libanese.La fortezza Oggi vediamo che in Libano sempre più voci puntano il dito contro Hezbollah come parte del problema, che ha de facto 'invitato' l'Idf sul suolo libanese, aggregandosi alla guerra di Hamas prima e dei Pasdaran poi», spiega all'ANSA ElKhoury. E se David Azulay, il sindaco di Metulla, una delle cittadine più colpite dagli attacchi di Hezbollah, vede nella conquista della fortezza crociata da cui si controllano anche le sorti della Galilea un momento chiave «per la restituzione della sicurezza ai residenti del nord», l'altra faccia della medaglia è racchiusa nelle parole di Joseph Cedar, il regista di 'Beaufort', che in una intervista a Ynet parla di 'immagine deprimente'. «Non riesco a comprendere l'entusiasmo per la conquista di una vetta che un tempo è stata forse simbolo di eroismo, ma che ora è simbolo dell'essere intrappolati in un circolo vizioso di sangue''. La reazione francese Il Ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha annunciato di aver "richiesto una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite" dopo che l'esercito israeliano ha occupato la strategica fortezza medievale di Beaufort in Libano. "Nulla può giustificare la continuazione delle operazioni militari in Libano e la sua occupazione sempre più profonda del territorio libanese", ha detto.Barrot ha commentato anche il nuovo stallo nelle negoziazioni tra Casa Bianca e Theran. "L'Iran e gli Stati Uniti devono fare tutto il possibile per raggiungere un accordo, perché la situazione è insostenibile", ha aggiunto Barrot intervenendo a BFM Politique."Sentiamo le conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz ogni giorno, al distributore di benzina e, più in generale, attraverso il suo impatto sull'economia globale e su quella francese. Quindi questa situazione deve finire", ha proseguito.










