Un’aula trasformata in un set, due coltelli occultati per colpire e uno smartphone fissato per riprendere e diffondere tutto in diretta. L’aggressione di San Vito Lo Capo, dove un dodicenne ha tentato di accoltellare il docente di tecnologia, appare tutt’altro che un atto isolato o privo di contesto.

L’inchiesta della Procura per i minorenni di Palermo supera i confini della scuola per addentrarsi in un opaco ecosistema digitale. Gli inquirenti, che stanno analizzando i dispositivi e le chat del minore, sospettano l’esistenza di un filo conduttore con quanto avvenuto nel marzo 2026 a Trescore Balneario, nel Bergamasco, dove un tredicenne colpì la sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, trasmettendo l’azione in streaming su Telegram.

Il copione e gli “spettatori invisibili” presentano inquietanti affinità che vanno oltre la giovanissima età dei protagonisti (12 anni in Sicilia, 13 in Lombardia).

In entrambi i fatti, il telefono non è stato un semplice accessorio ma “una parte del gesto”, lo strumento decisivo per certificare l’azione davanti a un pubblico virtuale.

A San Vito Lo Capo il piano è apparso accuratamente premeditato: il ragazzo si è cambiato in bagno, ha indossato un casco per celare il volto e ha preannunciato le proprie intenzioni su TikTok con cupi messaggi in inglese come “non incolpatemi per quello che farò”. Pur avendo al momento escluso l’ipotesi di una “challenge” organizzata, gli investigatori hanno accertato che una platea sapeva cosa stava per accadere.