Il Pseo travolto dalle inchieste. Gli organizzatori del Pride cacciano i gay ebrei. Elly & Co. affondano in laguna. Ecco i peggiori della settimana
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Al terzo posto del podio dei peggiori, questa settimana, abbiamo i socialisti spagnoli, fiore all'occhiello di Elly Schlein. Le cronache (giudiziarie) parlano di un terremoto senza precedenti. Il premier Pedro Sanchez è letteralmente accerchiato: famigliari sotto indagine, ex ministri e alti esponenti del Psoe nei guai, perquisizioni nella sede del partito. E poi c'è l'ex premier Zapatero: pure lui socialista, pure lui tanto caro alla sinistra di casa nostra. Non se la passa bene nemmeno lui: c'è una brutta inchiesta in corso, brutte accuse di tangenti. Non solo soldi, anche affari e poi l'ipotesi della fuga a Caracas. Sànchez, per ora, fa finta di nulla e tira dritto. La poltrona non la molla mica. E i suoi, quelli che non lo hanno ancora mollato, dicono che si tratta di un complotto. La giustizia farà il suo corso e noi del Podio non vogliamo certo sostituirci. Un pensiero non può che andare alla Schlein che vorrebbe portare il modello spagnolo in Italia. Non sappiamo cosa abbia in mente. Forse l’andare al governo senza vincere le elezioni come ha fatto Sanchez? O, sempre come ha fatto lui, mettere insieme una maxi accozzaglia stile campo largo per riuscire a stare in piedi? Chissà. Nulla di buono, comunque.Al secondo posto abbiamo gli organizzatori del Pride di Roma che ha vietato alle associazioni arcobaleno ebraiche di partecipare alla manifestazione del prossimo 20 giugno. Le accusano di non aver preso le distanze dal "genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele". Per il Pride è una deriva illiberale che purtroppo non stupisce. Ricorda in tutto e per tutto quanto subito dalla Brigata ebraica all'ultimo corteo del 25 aprile a Milano. Dà molto da pensare su un movimento che manifesta in difesa di una minoranza e che poi si mette a decidere chi al suo interno ha diritto di parola e chi. Ecco il vero volto del progressismo: si professano liberali ma escludono chi non si conforma alla linea; si dicono inclusivi ma pretende “patentini politici” per poter manifestare; si ergono a difesa delle libertà ma poi le reprimono. A stupire, però, è anche la sinistra parlamentare: pochissimi hanno preso le distanze, la stragrande maggioranza si è nascosta dietro un silenzio colpevole.








