Il contratto di rete si sta rivelando una preziosa opportunità di crescita per le piccole imprese siciliane. In Sicilia, infatti, hanno utilizzato il contratto di rete (Infocamere, aprile 2026) 2.064 imprese, un numero in aumento rispetto al biennio 2024-25. Le nostre imprese collegate rappresentano circa il 4% di quelle nazionali che hanno adottato il contratto di rete (53.811). Un valore assoluto superiore a quello di alcune regioni del Centro e del Nord come l’Umbria (1.208), la Liguria (1.317) e le Marche (1.553) che posiziona l’Isola al nono posto nel Paese, mentre nel Mezzogiorno è dietro la Campania (quarta su scala nazionale con 4.117 imprese) e la Puglia (settima con 2.784 imprese).

Il tessuto imprenditoriale è prevalentemente costituito da micro imprese (3-9 addetti) e piccole imprese (10-49 addetti), che rappresentano, rispettivamente, il 78,9% e il 18,5% dell’universo delle imprese (Istat – Censimento imprese novembre 2023). Il nanismo è stato per molto tempo considerata una remora per la competitività e l’internazionalizzazione e dunque per la crescita e la capacità di resistere alle fasi avverse dell’economia e agli choc che colpiscono i mercati.

Quando iniziò la discussione a livello istituzionale e accademico, per individuare quali potessero essere gli strumenti di politica industriale più idonei ed efficaci a favorire la crescita dimensionale, soprattutto dal punto di vista qualitativo – relazionale delle micro, piccole imprese e delle cooperative ci si focalizzò sul contratto di rete che venne approvato e introdotto nell’ordinamento dalla Legge n. 33 del 2009.