A un anno o poco più dalle prossime elezioni politiche, due sono gli impegni cerchiati in rosso sull’agenda del Governo Meloni, uno per urgenza e l’altro per volontà politica: trovare soluzioni valide al tremendo combinato disposto dei prezzi dell’energia alle stelle e del debito pubblico che pare inarrestabile; riformare la legge elettorale, per timore che quella attuale (il cosiddetto Rosatellum) possa favorire un “pareggio” con la conseguente possibilità che si formi un esecutivo di larghe intese con il contributo di forze politiche di diversi schieramenti.

Chiunque può giudicare, tra le due, quale sia la vera priorità per il Paese.

Ferma restando la legittimità di una riforma elettorale, l’ennesima, che tuttavia ci confermerebbe ai primi posti nel mondo tra le democrazie che cambiano le regole del voto con maggiore frequenza.

Tra l’altro, non si può dire che il Rosatellum non abbia garantito stabilità, visto che con ogni probabilità il Governo Meloni sarà, a fine corsa, il più duraturo della storia repubblicana.

E non si può pensare di cambiare ogni volta che si teme di non vincere, o di pareggiare.