Milano, questa settimana, si è presentata in pubblico con le sue istituzioni più prestigiose e più amate, ciascuna nel pieno esercizio della propria funzione identitaria. Il Teatro alla Scala ha convocato stampa, istituzioni e abbonati per annunciare la stagione 2026/2027, la prima quasi interamente costruita dal sovrintendente Fortunato Ortombina insieme al suo nuovo direttore musicale, il maestro Myung-Whun Chung. Il Piccolo Teatro, nel frattempo, è nel pieno del suo Festival internazionale «Presente Indicativo», terza edizione, che quest'anno porta il sottotitolo «Milano Crocevia» e si è snodato fino al 30 maggio nelle sue sale: un festival che per due settimane trasforma i teatri del Piccolo in un crocevia europeo di linguaggi, compagnie, visioni. Due istituzioni, due calendari, due modi di guardare al proprio pubblico e al proprio tempo. E uno spettatore con taccuino che, in pochi giorni, ha fatto la spola tra il Ridotto dei palchi del Piermarini, la sala del Teatro Paolo Grassi e la platea del Teatro Strehler, raccogliendo il meglio — e qualche interrogativo — di questa settimana milanese.
Cominciamo dalla Scala, che è la notizia più fresca e più grande. Myung-Whun Chung è il nuovo direttore musicale. Ufficiale, firmato, irreversibile. Il sindaco Beppe Sala lo ha annunciato con la soddisfazione del presidente di un club calcistico che ha appena messo sotto contratto il centrocampista che inseguiva da anni: «Ho firmato il suo contratto». Applauso. Ringraziamento al maestro Chailly che lo ha preceduto. Secondo applauso. Il rito milanese della successione è compiuto. Quel che segue, però, è tutt'altra cosa, perché Myung-Whun Chung non è un direttore che si lascia ingabbiare nei protocolli di una conferenza stampa. Settantadue anni portati con la leggerezza di chi ha fatto i conti con il tempo senza smettere di amarlo, il maestro coreano ha esordito con una di quelle dichiarazioni che valgono un'intera stagione: «Trentasette anni fa feci la conferenza stampa per l'Opéra Bastille di Parigi: che differenza con quella di oggi? Allora era troppo presto ma ero pieno di energie; oggi è forse troppo tardi e ne ho molte di meno. Ma ho molta più esperienza e molti più legami profondi con questo teatro, in particolare coi musicisti». Poi ha aggiunto, con franchezza disarmante: «Oggi sono molto meno interessato alla professionalità: nella musica di oggi vuol dire aver sempre troppo poco tempo a disposizione e nessun amore nel dedicarcisi. Qui alla Scala l’amore c'è ed è una cosa rara». Raro, appunto. E non è retorica: Chung è il direttore con il maggior numero di presenze alla Scala al di fuori dei direttori musicali stabili — ottantaquattro recite d'opera, centosessantacinque concerti dal 1989 a oggi. Non è un ospite illustre che viene a raccogliere gli applausi: è qualcuno che conosce questa orchestra come le proprie mani, che ricorda le prove e le prime notti. Lo ha detto lui stesso, con una semplicità che toglie il fiato: «Ho l'impressione che oggi mi capiscano bene: è cresciuto fra noi l'amore».











