Questo è il numero del 28 maggio 2026 della newsletter Ippocrate, firmata da Linda Varlese, su Salute e Ricerca. Per iscriverti clicca qui.
Per decenni il tumore al pancreas è stato considerato uno dei nemici più difficili da battere della medicina moderna. Una diagnosi spesso tardiva, terapie poco efficaci e una sopravvivenza a cinque anni ferma intorno al 13% ne hanno fatto una delle forme di cancro più letali. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Secondo un’inchiesta pubblicata dal Washington Post, un nuovo farmaco sperimentale potrebbe rappresentare la prima vera crepa in una malattia ritenuta per anni “indruggable”, cioè impossibile da colpire con medicinali mirati.
Al centro della svolta c’è una proteina chiamata KRAS, una sorta di interruttore biologico che controlla la crescita cellulare. Negli anni Ottanta gli scienziati scoprirono che, nella maggior parte dei tumori pancreatici, questo interruttore rimaneva bloccato nella posizione “acceso”, spingendo le cellule tumorali a moltiplicarsi senza controllo. La scoperta sembrava destinata a rivoluzionare le cure oncologiche. Ma c’era un ostacolo enorme: la proteina KRAS aveva una superficie liscia, priva di punti in cui un farmaco potesse agganciarsi. Molti ricercatori la descrivevano come “una palla da bowling senza buchi”. In altre parole, un bersaglio visibile ma imprendibile.












