di Chiara Amati
A cento anni dalla nascita, il 1° giugno, Marilyn Monroe torna a far parlare di sé per quella quotidianità fatta (anche) di abitudini alimentari semplici. Un ritratto lontano dal glamour cucitole addosso da Hollywood e più vicino a una donna concreta, fragile e sorprendentemente normale
Il 1° giugno 2026 Marilyn Monroe avrebbe compiuto cento anni. Nata a Los Angeles, California, e morta tra il 4 e il 5 agosto 1962 nella sua abitazione al 12305 di Fifth Helena Drive in circostanze controverse, Marilyn, al secolo Norma Jeane Mortenson Baker, è entrata nel mito (anche) perché ha saputo trasformare le sue insicurezze in qualcosa che il pubblico non riusciva a smettere di guardare, quindi in una forma di potere. E lo ha fatto in un’epoca in cui alle donne si chiedeva soprattutto di sorridere, stare zitte e non creare problemi. In un contesto, quello hollywoodiano, determinato a trasformare i corpi delle attrici in prodotti da costruire, esibire e disciplinare. Eppure, dietro all’immagine della «dumb blonde» — bionda svampita — c’era una donna arguta che leggeva Fëdor Dostoevskij e Walt Whitman, fondava una propria casa di produzione per sottrarsi al controllo degli Studios, parlava apertamente delle sue insicurezze, della paura di non essere presa sul serio, della dipendenza emotiva, dell’ansia da palcoscenico, della solitudine.











