L’esterno portoghese Dany Mota si butta sul cassone della jeep che precede il corteo, una bottiglia di spumante aperta in mano con cui si innaffia abbondantemente e gli occhialoni da sole.. la folla urla "uno di noi, Mota sei uno di noi!". Poi arriva, preceduta dalle camionette di polizia, guardia di finanza e polizia locale, il pullman scoperto con la scritta “Monza is back" e sopra tutti i giocatori eroi della promozione in A, compreso Keita, pur a lungo accantonato, che cantano ed esultano.

È la festa più bella del Monza. La festa promozione come quella vissuta 4 anni fa, quando fu Serie A per la prima volta.

"Un match fantastico, più bello perché sofferto. Nella patria della Formula 1, abbiamo ultimato la nostra grande corsa. In un anno abbiamo riportato in A la squadra, c’era un’atmosfera fantastica: forza Monza! Amo l’Italia per l’affetto del pubblico". E adesso? "Restare in Serie A? Il sogno si chiama Champions. Nessuna promessa ma tanta ambizione: il limite resta il cielo". Parole e musica di Lauren Crampsie, presidente del Monza targato Usa, pronunciate al triplice fischio venerdì sera.

Il tifoso del Monza, di solito ipercritico e un po’ “sparagnino“, prende nota. E intanto esulta, in massa in centro, giovani giovanissimi e anziani, alcuni con maglie biancorosse e vessilli rispolverati dagli armadi. Una promozione in Serie A, dopo la morte di Silvio Berlusconi e l’addio di Fininvest (ufficiale tra pochi giorni anche quello all’ultimo 20% di azioni), la mesta e frettolosa uscita di scena dei vecchi quadri societari, pareva impossibile.