Tra stabilità e incostituzionalità
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Lo storico vogatore mette nel mirino le borgate che hanno deciso di non svincolare gli atleti sbarcati
"Se si continua su questa strada, il Palio andrà definitivamente perso. Ci sono borgate gestite da persone che non hanno mai vissuto il Palio e che nulla hanno a che fare con la disfida. I vogatori sono in via d’estinzione, e che si fa? Si bloccano i cartellini e si nega lo svincolo, così da impedire loro di vogare altrove. Un’assurdità: anni fa, quando a guidare le borgate c’era gente a cui stava davvero a cuore il Palio, non sarebbe mai successo". È un fiume in piena, l’Imperatore del Palio. Paolo Lavalle, undici successi nella disfida remiera – nessuno come lui – non ci sta, e in un momento storico in cui il movimento sta affrontando forti difficoltà, non esita a lanciare stilettate. La situazione è sotto gli occhi di tutti: equipaggi Senior incompleti e costretti a gareggiare nelle prepalio con l’aggiunta di elementi Junior a causa della scelta di alcune borgate di non concedere lo svincolo a vogatori che avevano iniziato la stagione salvo poi – per le motivazioni più varie – essere sbarcati. È il caso di Alfonso Conte a Marola, di Matteo Roggi a Fossamastra e, a Cadimare, di Francesco Lavalle, figlio di Paolo. Un mancato svincolo, quello degli atleti coinvolti, che penalizzerebbe altre borgate, impegnate in queste settimane a completare i propri equipaggi. "Ho dato la vita a questo sport, e vedere queste situazioni fa male – dice l’Imperatore –. Quella del vogatore è una figura in via di estinzione. Questo è uno sport di sacrificio, svolto durante l’estate, e oggi spesso un giovane preferisce andare al mare, o stare con la fidanzata, invece di affrontare dei sacrifici. Il Palio ha delle regole, ti devi allenare 350 giorni all’anno, ci sono tanti sacrifici da fare. Tuttavia, in un momento in cui di vogatori ce ne sono sempre meno, il comportamento di queste borgate è fuori da ogni logica. Non è possibile vedere un vogatore disperarsi e piangere perché sarà costretto a vedere la gara dalla Morin per colpa di queste società". Lavalle entra poi nello specifico della sua vicenda. "Avevo preso l’impegno di allenare il Cadimare, con capovoga mio figlio. Chi mi conosce sa come sono: ho vinto tanto perchè ho sempre fatto le cose in un certo modo, oggi siamo pochi a sapere cosa bisogna fare per vincere un Palio, solo chi ha vinto e chi ha vogato può trasmettere emozioni, consigli, malizie, e può indicare come si sta e cosa si deve fare su una barca da Palio per vincere. Voglio carta bianca su barca e vogatori, ma per raggiungere certi risultati serve un terreno fertile: cosa che non è successa a Cadimare, dove alcuni vogatori cui ho dato fiducia hanno avuto dei comportamenti che non mi sono piaciuti. Così ho deciso di dire basta, e per questo sono stato tacciato come infame, hanno appeso striscioni in paese, c’è persino chi ha minacciato di farmi saltare la barca con cui lavoro. E la stessa cosa – dice Lavalle – è accaduta a Francesco: non gli sembrava giusto rimanere dopo la mia scelta, ed è stato subito denigrato, trattato come un appestato, e ora non può continuare perchè la borgata non vuole svincolarlo. In altri tempi, con altre persone cresciute a pane e Palio, una cosa simile non sarebbe accaduta. E la stessa cosa sta avvenendo a Fossamastra con un altro vogatore, al quale non vogliono lasciare il cartellino". Per lo storico ex vogatore, oggi allenatore, "quando succedono queste cose a stagione avviata è sicuramente un fallimento per tutti, indipendentemente dalle colpe. Però, sono convinto che in un momento come questo, dove non ci sono vogatori, vietare di continuare altrove è sbagliato. Una volta si litigava, ci si scontrava, ma poi si pensava al bene del Palio. Oggi, per queste assurde prese di posizione, ci sono almeno quattro barche senza vogatori, con le borgate costrette a utilizzare gli Junior, mentre ci saranno vogatori, giovani che rappresentano futuro e continuità del Palio che, pur desiderando di competere, saranno comunque costretti a guardare il Palio dal molo. Inaccettabile, così come è inaccettabile che io debba vedere mio figlio piangere perchè la borgata non lo svincola. Magari mio figlio non vincerà il Palio, ma ha una cosa grande, la passione e l’amore per questo sport, diversamente da altre persone che stanno dimostrando di non avere a cuore questo movimento".













