Due recenti avvenimenti apparentemente lontani hanno riguardato la scuola italiana illuminandone aspetti contradditori. Il primo è il dibattito circa le scelte governative di ridimensionamento degli Istituti Tecnici e le Indicazioni Nazionali per il secondo ciclo di scuola. La seconda è la visita della Principessa di Galles a Reggio Children, istituto riconosciuto come all’avanguardia mondiale nell’educazione infantile. Due fatti che denotato, il primo, una scarsa volontà di riconoscere alla scuola il suo ruolo educativo e sociale creando, di fatto, una maggiore distanza di valore tra i licei e gli istituti tecnici; il secondo, invece, il grande valore dell’elaborazione e sperimentazione pedagogica italiana. Certo, stiamo parlando di due ordini di scuola diversi, ma anche in questo caso possiamo vedere come l’educazione in Italia sia stata oggetto di oscillazioni del discorso pubblico tra due polarità che si irrigidiscono, quasi ritualmente, fino a renderle caricature: da un lato la nostalgia per una scuola ordinata, disciplinare, centrata sulla trasmissione dei saperi; dall’altro l’invocazione di una scuola materna, basata sulla cura e sull’attenzione verso le nuove generazioni. Questa contrapposizione, lungi dal produrre chiarimenti, finisce per impoverire il dibattito, trasformando un tema cruciale per la vita democratica in uno scontro ideologico.
Blog | Per rimettere davvero 'la scuola al centro del villaggio' usciamo dalle ideologie
Tra riforma dei licei e visita di Kate a Reggio Emilia, la scuola italiana è ancora ostaggio delle polarizzazioni ideologiche
Il governo riduce gli Istituti Tecnici ampliando il gap con i licei, mentre Reggio Children è riconosciuta eccellenza educativa globale. Senza policy educative evidence-based, il talent pipeline tech italiano rimane esposto a scontri ideologici.







