Qualcosa è sparito
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Dove prima c’era un passaggio secolare largo poco più di un metro e mezzo ora c’è una strada di tre metri
Una cicatrice di terra battuta in mezzo al bosco, al posto di una antica mulattiera. Lo sfregio deturpa irrimediabilmente la valle del torrente Grigna, tra Lecco e Ballabio, a monte di Sant’Egidio. I cartelli sui lavori in corso, commissionati dalla Comunità montana di Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera, recitano: "Intervento di recupero della viabilità storica e valorizzazione delle comunità transorobiche". I lavori sono stati commissionati dalla Comunità montana di Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera, per un costo di circa 700mila euro. Dove prima c’era un passaggio secolare largo poco più di un metro e mezzo, ora c’è una strada di tre metri, da cui potrebbero passare non solo ciclisti con moutainbike e ebike, ma anche automobilisti in fuoristrada e trialisti. Sono stati tagliati alberi, sono stati rimossi massi, dove solitamente si passava solo a piedi ora ci sono escavatori. "La questione del cicloescursionismo montano sta diventando sempre più calda nel dibattito sul turismo in montagna, soprattutto per come l’attività viene di frequente imposta – spiega e avverte Luca Rota, esperto di montagna -, cioè a suon di innumerevoli nuove ciclovie, le quali non sono altro che vere e proprie strade, spesso costruite in luoghi naturali ancora intonsi oppure distruggendo vie rurali storiche, a fondo naturale ma in certi casi con selciati secolari". Il tutto inneggiando appunto alla valorizzazione, all’ecosostenibilità e al turismo green. "E vero, il cicloescursionismo formalmente lo sarebbe, green, ma non certo in queste modalità- prosegue Luca Rota -. I percorso storici, in ambienti naturali sono un patrimonio collettivo".








