TREVISO - La Corte di Cassazione conferma: S-old srl dovrà pagare oltre 1,1 milioni di euro all’Usl della Marca come risarcimento dopo lo scandalo scoppiato nel 2009 quando venne alla luce che Loredana Bolzan, allora impiegata dell’azienda sanitaria (venuta a mancare nel dicembre 2024 a 68 anni) aveva fatto sparire soldi dalle casse dell’azienda sanitaria ininterrottamente dal 1999 al 2007 per un buco di oltre quattro milioni di euro. Dichiarando inammissibile il ricorso avanzato da S-old srl (già Sigma Informatica, la società che aveva fornito all’Usl il software usato per pagare i dipendenti con cui la funzionaria infedele ha effettuato i bonifici incriminati), i giudici romani hanno sostanzialmente messo un punto a uno dei tanti filoni giudiziari nati dopo lo scandalo.
Cane con la rabbia morde la proprietaria e viene soppresso: era stato importato illegalmente dal Marocco. Profilassi a 30 persone LA CAUSA La controversia era partita dall’azienda sanitaria trevigiana, che aveva agito in giudizio davanti al tribunale di Treviso lamentando un’inadempienza della società di sistemi informatici rispetto agli obblighi contrattuali assunti nell’agosto del 2000 relativi alla fornitura di un software destinato alla gestione del personale che avrebbe appunto dovuto consentire controlli alla duplicazione anagrafica nell’archivio informatico dell’Usl proprio al fine di impedire che i dati anagrafici inseriti in sistema potessero venire alterati. La dipendente infedele - si legge nell'ordinanza della corte - si era infatti servita delle «anagrafiche di medici specialisti ambulatoriali in convenzione cessati dal rapporto di collaborazione per sostituire il relativo nominativo e coordinate bancarie con quelli di familiari e amici», sottraendo così oltre quattro milioni di euro dalle casse dell’Usl. Che aveva quindi additato il software fornito da Sigma come “fallato”.Accogliendo, seppur parzialmente, la richiesta dell’azienda sanitaria di risoluzione del contratto e condanna dell’allora Sigma Informativa al risarcimento dei danni subiti dall’Usl, il tribunale di Treviso aveva riconosciuto un’inadempienza della società di sistemi informatici, condannandola a pagare oltre 1,1 milioni di euro all’azienda sanitaria. Sentenza poi confermata nel 2020 dalla Corte d’appello di Venezia, che ha respinto il ricorso con cui Sigma sosteneva che il caso di specie non si configurava come un’ipotesi di inadempimento contrattuale bensì come una fattispecie riconducibile alla disciplina di vizi nell’appalto (invocando quindi la decadenza e prescrizione della garanzia).Rincari, l'Usl nomina un pool per tagliare le spese su farmaci ed energia IL RICORSO Istanze, queste, che S-old srl ha riproposto col ricorso in Cassazione. Impugnando la sentenza d’appello, la società ha sottolineato che gli stessi giudici avevano ritenuto sussistenti delle carenze tecniche del software e che perciò il caso di specie è da ricondurre alla disciplina in materia di garanzia per vizi nell’appalto. I giudici della prima sezione civile hanno tuttavia dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziandone una carenza di specificità. Il ricorso - scrive la Corte - si limita «a localizzare genericamente gli atti processuali, senza la minima riproduzione del loro contenuto essenziale». E ancora: «Il ricorso - si legge sempre nell'ordinanza della Cassazione - omette di riprodurre, nei loro contenuti essenziali, le previsioni del contratto che avevano concluso (l’Usl e Sigma, ndr)».Sebbene la Cassazione non entri nel merito delle questioni, con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, resta confermata la sentenza della Corte d’Appello e di conseguenza il risarcimento di circa 1,1 milioni di euro a favore dell’Usl da parte della società di sistemi informatici. Non solo: la Cassazione condanna S-old srl anche a pagare all’azienda sanitaria oltre 15mila euro per le spese del giudizio (nel quale l’Usl era intervenuta, assistita dall’avvocato Luigi Garofalo, con ricorso incidentale riproponendo i motivi di doglianza che in secondo grado la Corte d’appello aveva omesso di valutare per difendersi nel caso in cui il ricorso fosse stato accolto). «Finalmente - commenta l’avvocato Garofalo - si può dire che la vicenda si sia definitivamente chiusa, con piena soddisfazione dell’azienda sanitaria».







