Roberta Antonia Ruggiero, 32 anni di Casoria, laureata in ingegneria biomedica alla Federico II, è socia fondatrice di BeyondShape. La sede di ricerca della pmi è a San Giovanni a Teduccio. Così Roberta inizia a raccontare: «BeyondShape in collaborazione con l’Ortopedia Ruggiero di Cardito ha sviluppato Inbody - Instant Body Scan, il primo scanner a tecnologia 3D fotogrammetrica per il monitoraggio e il trattamento delle patologie posturali e scoliotiche. Nel 2017, mio padre, amministratore unico dell’Ortopedia Ruggiero di Cardito, avvertì la necessità di rendere meno invasiva possibile la presa misura per la realizzazione delle ortesi, cioè dei busti. Si rivolse al Dipartimento di Automazione della Federico II, dove lavora l’altro socio fondatore, Stanislao Grazioso, e così nacque il progetto Inbody. Viene realizzato il primo prototipo, poi si costituisce lo spinoff universitario BeyondShape».

Gli inventori Sono tre i soci fondatori insieme a Roberta Ruggiero: Stanislao Grazioso, Ceo, 36 anni di Castellammare di Stabia, ingegnere meccanico specializzato in robotica dell’automazione e Teodorico Caporaso, 39 anni di Benevento, anche lui ingegnere meccanico, entrambi assistant professor alla Federico II. E adesso cosa fate? Roberta spiega: «Portiamo avanti il progetto di Inbody Scanner, un sistema innovativo che consente una acquisizione istantanea delle forme anatomiche a partire da semplici fotografie, con una estrema accuratezza di digitalizzazione. Inoltre permette di rilevare, in modo istantaneo e non invasivo, il volume tridimensionale del tronco e di ricostruire le curve della colonna senza radiazioni, con una precisione dichiarata inferiore a un millimetro e un’anteprima del modello in pochi minuti».Roberta continua: «Il progetto ha avuto diverse evoluzioni, ora siamo al terzo prototipo». Prima spinoff accademico e ora? «Siamo una pmi a tutti gli effetti. Oltre a noi ci sono anche sei collaboratori, io in particolare mi occupo del coordinamento delle attività di ricerca scientifica di Inbody che è dotata, oltre all’hardware, anche di un sofisticato software che permette di analizzare il modello tridimensionale del corpo. Insomma a partire dal modello tridimensionale, ci occupiamo di realizzare il corsetto su misura, di progettare tramite i software CAD CAM le ortesi, i corsetti per la scoliosi, ma anche tutori per gli arti inferiori sempre su misura».Lo sblocco Il progetto trova dunque uno sbocco immediato nell’Ortopedia Ruggiero? «BeyondShape ha preso la sua strada - precisa Roberta – con la produzione degli Inbody e dei software riusciamo a ricostruire il modello tridimensionale della persona e otteniamo i dati clinici della scoliosi e della colonna vertebrale. Raccogliamo tutti i dati in un report che viene consegnato al clinico che valuta il tipo di corsetto che deve essere realizzato. Poi ci occupiamo della parte progettuale del corsetto dove applichiamo dei sensori di nostra produzione che ci permettono di valutare l’efficacia della spinta del corsetto».E che succede? «Riusciamo a monitorare se il paziente sta indossando bene il corsetto o se si discosta dalle indicazioni del medico, come nel caso di giovani un pò refrattari. Insomma comincia a suonare come la cintura di sicurezza di un’automobile e manda un alert sui telefoni dei genitori, indicando come deve essere migliorata l’applicazione». Tutte le informazioni a cosa serviranno? «Il report permetterà al medico di seguire il paziente in modo costante. Ogni tre mesi ripetiamo la scansione, cioè vediamo se i parametri clinici della scoliosi sono cambiati. Un modo per evitare anche esami radiologici frequenti che si possono ridurre ad una volta l’anno».La ricerca Chi vi sostiene per la parte della ricerca? «Partecipiamo a bandi regionali che ci permettono di finanziarci la ricerca, a cui si aggiunge anche la vendita di Inbody, dei sensori. In questo momento alcune strutture ospedaliere ci hanno chiesto in comodato d’uso di Inbody per scopi clinici, ad esempio la Rizzoli di Bologna». Adesso a cosa state lavorando? Roberta è pacata: «Approfondiamo lo sviluppo di tecnologie sensoristiche per applicare Inbody in altri ambiti clinici. Infatti stiamo lavorando con il dipartimento di Dermatologia dell’Università Vanvitelli, con il professor Giuseppe Argenziano, per quanto riguarda la mappatura e la classificazione dei nei». Quali sono i prossimi progetti: «Il più importante è quello dei sensori che ci permettono di valutare l’entità della spinta di questi corsetti, cosa che non è stata mai fatta prima. In più BeyondShape sta creando un ciclo unico di produzione. A partire dalla scansione tridimensionale tra poco integrerà delle stampanti 3D per cui ci occuperemo della scansione, della progettazione del busto e della sensorizzazione».Il modello Una rivoluzione in questo campo? Roberta è orgogliosa: «Si tratta di ortesi realizzate attraverso un modello digitale tridimensionale, digital twin, molto accurato della persona, le ortesi realizzate sono delle vere e proprie magliette che ovviamente hanno le loro specifiche spinte». Ma si è pronti per questa evoluzione? Roberta sorride: «Certamente, il mondo della medicina evolve continuamente e nell’ambito della tecnica ortopedica, considerata un pò artigianale, c’è grande cambiamento. Siamo appena rientrati da una Fiera mondiale sulla tecnica ortopedica dove BeyondShape è stata riconosciuta leader innovativa ma abbiamo anche constatato che tante ortopedie vogliono adottare le tecnologie per migliorare sempre di più l’approccio con il paziente».Il supporto dell’Ortopedia Ruggiero ha dato vantaggi? Roberta è decisa: «Assolutamente, possiamo percepire immediatamente le esigenze del settore, così è stato per la nascita dei sensori». Insomma un lavoro tra ricerca e impresa? Roberta sorride: «Siamo molto soddisfatti».