(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Oversonic Robotics scommette sui robot umanoidi cognitivi per competere con i colossi internazionali della meccanica, («dalla piccola Italia agli Usa»), e innovare il mondo della manifattura e dell'healthcare. Nata nel 2020 dall'incontro tra l'astrofisico e imprenditore, Fabio Puglia, e l'ex amministratore delegato di Thun, Paolo Denti, la startup con sede a Carate Brianza progetta e realizza macchine dalla forma umana. La più nota è RoBee, l’unico robot umanoide attualmente certificato per il settore industriale e per quello medico-sanitario. Oggi Oversonic Robotics è l'unica società «in Europa e in America con un'offerta ufficiale concreta di prodotti di questo tipo» indirizzata soprattutto ai «filoni dei chip e dell’automotive», come spiega in un'intervista a Radiocor proprio Paolo Denti, Ceo della società. Tuttavia, «entro fine anno» mira a commercializzare le sue macchine anche nel settore healthcare, dove, «quando avranno ottenuto delle certificazioni di livello superiore», potranno lavorare al fianco degli operatori sanitari nelle mansioni più faticose.
Guardando al quadro attuale, il bilancio 2025 si è chiuso con un fatturato stimato tra i 4,5 e i 5 milioni di euro e un Ebitda negativo tra i 5,5 e i 6 milioni. Numeri che «riflettono il periodo di forti investimenti» di Oversonic che gettano le basi per la crescita futura. Già nel 2026 la startup punta infatti ad arrivare «in doppia cifra con una crescita tra il 200% e il 300%». Per il 2030 poi i piani sono ancora più ambiziosi e prevedono, afferma Denti, «una scala con dei multipli importanti, arrivando abbondantemente a tre cifre», anche alla luce dello sviluppo stimato per il settore. Attualmente infatti la robotica umanoide ha un giro d'affari di poco inferiore ai 3 miliardi di dollari, ma, secondo una ricerca di Barclays, entro i prossimi dieci anni dovrebbe raggiungere i 40 miliardi grazie alla spinta dell'AI generativa. A differenza delle macchine tradizionali, quelle con forma umana, spiega Paolo Denti, hanno il vantaggio di poter «essere introdotte agevolmente in spazi pensati per i lavoratori». Nel giro di alcuni anni potranno quindi a sostituirli «nei compiti più faticosi, usuranti» e ripetitivi in diversi comparti.






