La propaganda pro-russa è ormai ospite con continuità nei media francesi del gruppo Bolloré, da CNews a Europe 1 fino alle pagine del Journal du Dimanche, coinvolgendo anche l’impero editoriale del magnate francese: in particolare Hachette, il principale gruppo editoriale francese, che comprende case editrici prestigiose come Fayard e Grasset. A un anno dalle elezioni presidenziali il caso è ormai esploso, poiché nei media del magnate francese un discorso compiacente verso la Russia di Putin si accompagna a messaggi tipicamente populisti, di ostilità alle élite e a temi identitari e sovranisti cari al Rassemblement National.

È utile ricordare che la grande popolarità di Éric Zemmour, giornalista e scrittore “reazionario” (secondo una sua stessa definizione), che gli permise di costruire una candidatura alle presidenziali del 2022, fu ampiamente favorita dalla sua costante presenza su CNews, da dove, con uno stile aggressivo e privo di rispetto per gli interlocutori (che però raccoglieva l’entusiasmo del pubblico) ebbe, almeno dal 2019, l’occasione di diffondere la sua visione identitaria, nazionalista e culturalmente cattolico-conservatrice: difesa dell’identità cristiana della Francia, “riarmo” morale, ossessione islamica, teoria della Grande sostituzione. Oggi Zemmour, a capo del suo piccolo partito Reconquête (un nome, un programma), ha posizioni molto in linea con gli interessi della Russia di Putin, che non considera un pericolo.