Circa cento tra sindaci e amministratori si sono ritrovati a Civita per esprimere solidarietà al primo cittadino Alessandro Tocci, condannato a 4 anni e un mese per la tragedia del Raganello: «C’era solo un’allerta gialla, cosa avrebbe dovuto fare un sindaco?»
CIVITA (COSENZA)- Una marea di fasce tricolori ha invaso stamattina (30 maggio 2026) lo spiazzo antistante il palazzo municipale di Civita. Circa cento tra sindaci e amministratori della provincia di Cosenza, tutti bardati con la fascia tricolore e schierati uno accanto all’altro, hanno partecipato all’iniziativa “SiamoTuttiTocci – Colpevole d’innocenza”, nata per esprimere solidarietà ad Alessandro Tocci, primo cittadino del borgo italo-albanese, condannato in primo grado dal Tribunale di Castrovillari a 4 anni e un mese di reclusione per la tragedia delle Gole del Raganello del 2018, in cui persero la vita dieci persone.
Non una protesta contro la magistratura, hanno tenuto a evidenziare e a precisare tutti, ma una sollevazione corale contro un sistema legislativo e di protezione civile giudicato ingiusto. La condanna di Alessandro Tocci, primo cittadino di Civita, ha innescato un corto circuito istituzionale, riaprendo il dibattito sui limiti della responsabilità penale dei sindaci, giudicata ormai vicina a una vera e proprio “responsabilità oggettiva o di carica”. Tra i promotori dell’iniziativa, Lucio Di Gioia, sindaco di Cerisano, il quale, nel suo intervento, ha espresso con chiarezza il pensiero della piazza. «Riteniamo questa sentenza ingiusta. Riconoscere una responsabilità a un amministratore semplicemente perché è piovuto è inaccettabile. C’era un’allerta gialla, nessuna indicazione di pericolo che potesse suscitare un obbligo specifico».








