Elly Schlein lo ha ribadito: niente Papa straniero. Il leader del fronte progressista verrà scelto dagli elettori, non con un accordo a tavolino. E poi ha trovato il pertugio che le permette di non litigare con gli alleati sulla patrimoniale, pur lasciando lo spazio alle critiche di chi vede in quella misura una "ricetta bizzarra e tardo comunista", come ha avuto modo di dire tempo fa la premier Giorgia Meloni. Per la segretaria del Pd: "Si può intervenire, non è detto che non si possa intervenire anche a livello nazionale, ma è una discussione che affronteremo insieme a tutti gli alleati".
D'altronde, per Schlein chi è al governo non è nelle condizioni di insegnare: "Quello che contesto a Giorgia Meloni - ha spiegato la segretaria Pd - è che aveva una maggioranza per fare tutto ed è riuscita in tre anni e mezzo a non fare nulla che migliorasse in concreto la vita degli italiani e delle italiane". Sulla scelta del leader di centrosinistra, di chi, nel 2027, contenderà Palazzo Chigi a Meloni, il dibattito si è riacceso con la legge elettorale proposta dal centrodestra, che prevede l'indicazione del candidato premier. "E' importante che ci affidiamo a quello che vogliono gli elettori e a quello che vogliono i nostri militanti e sostenitori", ha spiegato Schlein. L'importante è che "non decidiamo da soli a tavolino". Quindi, "si può fare come si fa in altri paesi europei, dove il partito che prende un voto in più esprime la guida, oppure le primarie di coalizione, a cui mi sono già detta disponibile". Prima però, c'è da scrivere il programma. Uno dei temi è la patrimoniale, che Avs fortissimamente chiede, mentre il M5s frena. La questione è sul tavolo, ha detto Schlein, ma sarà affrontata "con gli altri alleati, perché - ha riconosciuto - so che su questo ci sono posizioni diverse".













