Pubblicato il: 30/05/2026 – 17:03

Capistrano prima, Tropea, Acquaro, San Gregorio d’Ippona e San Calogero poi. Un paradosso “vibonese”, pienamente legale e legittimo, che però suscita una riflessione sull’efficacia della tanto discussa legge sullo scioglimento dei comuni. Nelle ultime due tornate elettorali sono infatti cinque gli enti locali della provincia di Vibo Valentia in cui un primo cittadino a capo di un’amministrazione sciolta per infiltrazioni della ‘ndrangheta viene rieletto alla guida dello stesso Comune. In due casi, Acquaro e Tropea, “intervallati” soltanto dalla commissione antimafia che li ha sostituiti per i mesi previsti dalla normativa.

A Tropea il caso più emblematico

A Tropea il caso più emblematico, tema emerso più volte già in campagna elettorale. Perché a sfidarsi fino all’ultimo voto (con una vittoria con scarto di soli 49 voti) c’erano due primi cittadini sciolti: Giuseppe Rodolico, la cui amministrazione è stata fatta cadere nel 2016, e Giovanni Macrì, alla guida dell’ente fino al 2023 prima che intervenisse il Consiglio dei ministri. Entrambi definiti “impresentabili” dalla Commissione d’inchiesta antimafia, sono invece i due candidati che hanno ottenuto più voti a discapito dell’outsider Antonio Piserà, che tra le fila degli aspiranti consiglieri contava anche sull’ex presidente della Commissione Nicola Morra. Se Rodolico, nel confronto pre-elezioni su L’altro Corriere Tv, aveva promesso più attenzione qualora fosse eletto, Macrì si è sempre scagliato contro la normativa sullo scioglimento, mettendosi in prima fila tra i sindaci che chiedono la riforma.