Christian Gaole
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«Si vis pacem para bellum». In altre parole: se vuoi essere tranquillo, armati fino ai denti. Sì ma senza spendere troppo. È in sintesi questo il tema dello scontro o, come sostengono le parti, del confronto fra Crosetto, ministro della Difesa e Meloni, presidente del Consiglio. Il tema della spesa militare per la difesa dei confini, all’ordine del giorno fin dallo scoppio della guerra russo-ucraina, si fa più scottante quando le conseguenze dello scontro si fanno troppo vicine all’Europa.
Il drone russo plana sulla politica
L’ultimo caso è quello del drone russo che, nella notte fra il 28 e il 29 maggio, si è schiantato su un condomino di 10 piani a Galati in Romania. Unanime la levata di scudi dei leader di maggioranza e opposizione. Ma non è tutto: l’accaduto ha fatto scattare il dibattito sull’attivazione dell’articolo 5 della Nato. Quello per cui qualora un Paese facente parte dell’Alleanza venisse attaccato, tutti gli altri membri potrebbero ritenersi attaccati e decidere di reagire all’aggressione. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito quanto accaduto «un atto gravissimo». Le ha fatto eco anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto: «Una pericolosa e irresponsabile escalation che non può essere tollerata. La sicurezza di un membro della NATO e dell’Unione Europea è la sicurezza di tutti noi». «Condanno con forza la violazione dello spazio aereo della Romania da parte di un drone russo. Ho chiesto a Mosca un impegno serio per una pace giusta e duratura», ha aggiunto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.










