La multa milionaria comminata al colosso della moda cinese, reo di danneggiare l’ambiente, vendere prodotti illegali e distruggere l’industria del fashion, è solo l’ultima plastica dimostrazione di come in Europa non sia più tempo di porgere l’altra guancia a Pechino
Potrebbe essere l’onda lunga del pressing francese su Bruxelles. O più semplicemente un’altra dimostrazione plastica del fatto che il senso dell’Europa per la Cina non è più quello di prima. Fatto sta che dal Vecchio continente è arrivato un altro chiaro segnale a Pechino. Ovvero, una multa da 200 milioni di euro a Temu, colosso cinese dell’e-commerce accusato di aver offerto prodotti illegali sulla sua piattaforma provocando danni ai consumatori.
Questa la cronaca. La sanzione arriva dalla Commissione europea per non aver identificato, analizzato e valutato diligentemente i rischi sistemici derivanti dalla vendita di prodotti illegali. Le prove a disposizione, ha spiegato l’esecutivo Ue in una nota, indicano che i consumatori hanno un’alta probabilità di imbattersi in articoli illegali su Temu che ora ha tempo fino al 28 agosto 2026 per presentare un piano con le misure per porre rimedio alla violazione degli obblighi contestata. La decisione di non conformità emessa oggi chiude il procedimento formale avviato dalla Commissione il 31 ottobre 2024, a cui hanno fatto seguito le conclusioni preliminari del luglio 2025.










