Dicono che gli "affitti brevi" tolgono le case agli studenti. Non è vero. Il problema che a Firenze smaniano per vietarli, prendendo a calci il principio sacro della proprietà privata
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Questa è solo una storia di ordinaria ideologia. Ci sono amministratori pubblici che sembrano aver bisogno di un nemico, qualcuno o qualcosa che incarni il marcio da estirpare per salvare la città. È qualcosa di più del semplice capro espiatorio. È l'immagine del male e non i possono essere accordi, non vale il buon senso, la ragione è offuscata dalle parole e dei sentimenti dell'ultimo Savonarola. A Firenze questo capita abbastanza spesso e forse è nello spirito eterno di chi qui ci vive. L'ultimo peccato mortale si chiama "affitto breve". È la possibilità di stipulare un contratto di locazione per massimo 30 giorni. Non è una casa vacanza, non è "letto e colazione", non è chiaramente un agriturismo e soprattutto non è un albergo. È una lobby fragile e quindi non piace ai moralisti che in qualche modo si devono sfogare. Dicono che gli "affitti brevi" tolgono le case agli studenti. Non è vero. Il problema che a Firenze smaniano per vietarli, prendendo a calci il principio sacro della proprietà privata. Ora accade che ieri c'è stata una riunione nell'ufficio di D&D. La speranza era trovare uno straccio di accordo tra Palazzo Vecchio e Aigab (l'associazione italiana gestori affitti brevi). D&D è in realtà Dario Danti, assessore al Lavoro a Firenze, capo di Sinistra Italiana in Toscana, insegnante con la barba appena accennata, come un'ombra su un viso simpatico, pisano sempre in trasferta e professore di storia e filosofia. Seduto di fronte a lui c'è Marco Celani, presidente di Aigab, abbastanza giovane e dinamico. I due sono fatti per non capirsi. Non è che si stanno antipatici. È una questione più profonda, il secondo è un alfiere del capitalismo, il primo sogna una società senza classi.













