A Roma l'incontro sugli adolescenti, i social e la violenza: come insegnare agi ragazzi a leggere e capire le proprie emozioni e il proprio mondo interioreGli adolescenti e la frustrazione: un sentimento naturale per identità e corpi in formazione, che sperimentano quotidianamente lo scarto tra il desiderio e l’azione. Ma, secondo molti esperti, questa condizione è oggi aggravata da diversi fattori. Tra questi ci sono anche la bulimia informativa, che ci mette quotidianamente di fronte all’impotenza di incidere sul mondo, e la pressione innescata dai social, dove la continua competizione per guadagnare l’attenzione altrui – la ricompensa del like – finisce per alimentare insoddisfazione e insicurezza.

«Perché i ragazzi oggi non sono più capaci di controllare le loro emozioni? Lo sforzo che sentivo di fare, da professionista dell'informazione e da madre, era quello di provare a porre delle domande, inquadrando il fenomeno clinicamente e cercando di capire perché la violenza sia diventata un linguaggio troppo diffuso tra gli adolescenti e come mai, accanto a questo, si collochino gravi manifestazioni di disagio, come la depressione e l’isolamento». A parlare è Gaia Terzulli, giornalista e ideatrice di un partecipato incontro tenutosi alla Libreria Eli. Un titolo significativo: «Cara frustrazione, ho bisogno di te».«La frustrazione è una condizione universale, ma nell’adolescenza rappresenta un sentimento fondativo dell’identità. Un sentimento da non schivare, ma da affrontare ed elaborare, per fortificarsi», aggiunge Terzulli.All’origine della frustrazione c’è la convinzione che qualsiasi cosa si faccia sia inutile per cambiare o migliorare la realtà. Da qui possono derivare senso di impotenza o volontà di ribellione.«Di base la frustrazione non è sempre negativa, perché spinge al cambiamento – spiega Corrado Schiavetto, psicologo e psicotraumatologo –. Nello stato attuale delle cose, con una velocità delle informazioni troppo elevata per permetterci di metabolizzarle, i giovani vivono questa frustrazione in misura molto maggiore. Con l’ampliarsi del “palcoscenico”, si amplifica anche il senso di impotenza. La frustrazione che si prova di fronte a ciò che accade nel mondo non può essere immediatamente superata. Si potrebbe quindi dire che oggi essa si sia progressivamente amplificata».«Sicuramente ci sono emozioni represse che ragazzi e ragazze non sanno bene interpretare e analizzare, così come spesso neppure noi adulti riusciamo a fare in questa epoca. C’è bisogno di una riconnessione con il proprio mondo interiore», afferma Cecilia Lavatore, scrittrice e docente di scuola superiore. In questo percorso di riavvicinamento al proprio vissuto interiore, «l’insegnante può avere un ruolo di mediatore e di accompagnamento».Quale via d’uscita? «Si può imparare a stare nella frustrazione – risponde Lucio Oldani, psichiatra e psicoterapeuta –. Il sistema nervoso centrale si modella in virtù delle esperienze che facciamo. Stando nella frustrazione sviluppiamo la capacità di tollerare ciò che più facilmente potremmo agire impulsivamente, imparando invece a rimanere fermi. Questa è una grande fatica per il sistema nervoso centrale dei più giovani, perché mancano ancora quelle strutture che nell’adulto sono invece ben formate».«Noi dobbiamo cercare di non fornire modelli negativi – prosegue Oldani –. Dobbiamo, per primi, imparare a stare nella frustrazione e poi offrire modelli positivi, modelli che parlino di coinvolgimento, desiderio e passione».