BORMIO – Porte chiuse, discussioni, lunghe trattative sul tempo da passare al cellulare o per le prime uscite da soli. Parliamo di adolescenti. Figli che crescono e genitori che perdono terreno. Un’età di trasformazioni e di conquiste verso l’autonomia che porta spesso il conflitto. Mette a dura prova i genitori che qualche volta si trasformano in poliziotti. Spesso per affrontare l’ansia, visto che la cronaca è piena di fatti che fanno temere agli adulti il peggio quando i ragazzi escono o navigano in rete. Se ne è parlato al XVII congresso di Psichiatria di Bormio dedicato appu to ai conflitti. Ma è giusto limitare l’autonomia dei ragazzi per paura? “Nella pratica clinica quotidiana, noi specialisti incontriamo spesso ragazzi attraversati da crisi profonde, che si manifestano attraverso conflitti accesi con genitori e insegnanti. Le notizie ci mettono di fronte a fatti che ci sgomentano. Per questo – spiega Elisa Fazzi, presidente Sinpia e ordinario di Neuropsichiatria Infantile presso l’Università degli Studi di Brescia - dobbiamo uscire dal congelamento e dalla paralisi emotiva che questi eventi ci provocano. Dobbiamo fare una riflessione sul significato del conflitto e sulle ragioni del suo essere”.