di Greta Scaramelli
"Il bullo sembra forte, ma in realtà è estremamente insicuro". È questo il monito del dottor Roberto Sbrana, che invita a guardare oltre le apparenze del comportamento dei ‘bulli’. Un fenomeno dietro cui si nascondono le vere fragilità dei giovani, sempre più diffuse: solitudine, smarrimento e mancanza di ascolto da parte del mondo adulto. Dopo anni di esperienza a contatto con gli adolescenti vittime di questi episodi, Sbrana analizza questo fenomeno partendo da un ricordo personale. "Quando ero un ragazzo – racconta Sbrana – io stesso sono stato oggetto di bullismo. Era il 1963, avevo 13 anni e frequentavo il Pacinotti. Avevo i pantaloni corti perché allora era di moda. Già quando sono arrivato in classe quella mattina un gruppo di ragazzi molto più grandi di me mi hanno guardato male".
E cos’è successo a quel punto? "Mentre rientravo a casa, mi hanno seguito e mi hanno buttato dentro a una fontana che c’era all’epoca in piazza Europa. Per fortuna non era tanto profonda. Mentre i miei aguzzini ridevano, mi sono alzato e sono ritornato a casa. Il bullismo c’è sempre stato, non è una novità di adesso, anche se magari una volta aveva altri nomi, come goliardia".
Qual è il profilo psicologico del ‘bullo’?






