Governare e democratizzare l’Intelligenza artificiale, per coglierne appieno le opportunità e limitarne i rischi potenzialmente deflagranti. Colpisce l’assonanza tra il messaggio lanciato ieri dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta con alcuni dei passaggi chiave della Magnifica humanitas di Leone XIV, che nel quadro fornito ieri in via Nazionale trova una declinazione italiana articolata in numeri, pericoli, potenzialità e – quindi - sfide aperte. Colpisce perché si tratta di due punti di vista molto diversi, ma che alla fine si rivelano convergenti sia nella lettura dei fenomeni in corso, sia nella scelta di concentrarsi su un tema – apparentemente – fuori dalle priorità dei rispettivi ruoli: la tecnologia e in particolare l’Intelligenza artificiale, che si propone come una specie di spartiacque per il futuro che ci aspetta.È condivisa la premessa (da sola, la rivoluzione dell’Intelligenza artificiale non produrrà «spontaneamente», dice Panetta, «benessere condiviso»), ma ancor più l’enfasi sul quoziente di straordinarietà che si porta dietro questa rivoluzione tecnologica, in cui – dice Leone XIV – «la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo». Il progresso, quello tecnico in particolare, per il Papa non va considerato, in se stesso, «come forza antagonista rispetto alla persona». Fa parte dell’uomo e del suo modo di abitare le diverse epoche storiche, come argomenta un numero ricordato da Panetta nelle sue considerazioni finali di ieri: oggi il 60% degli occupati svolge mansioni che ottant’anni fa non esistevano.Il dato è riferito agli Stati Uniti, l’Italia è un po’ più indietro ma proprio per questo ha davanti a sé spazi enormi. Ed è qui che si apre il capitolo della potenzialità, che il governatore arriva a quantificare in un contributo fino all’1% sulla produttività, qualora l’Italia si rivelasse in grado di favorire una diffusione rapida e pervasiva. La produttività, come noto ormai non solo agli specialisti, è il tallone d’Achille del nostro sistema economico e produttivo, ostaggio di ritardi e zavorre che vanno dai salari bassi a infrastrutture inadeguate, fino a un sistema di approvvigionamento energetico che proprio in questi giorni mostra tutta la sua vulnerabilità.In Italia dal 2000 a oggi il prodotto per ora lavorata nelle aziende è cresciuto del 6%, negli altri Paesi dell’area euro è salito di una quota compresa tra il 13 e il 34%. È un ritardo strutturale, ma dobbiamo superarlo per forza: ce lo impone la demografia, perché in un sistema con tanti anziani e pochi bambini chi sta in mezzo o lavora di più o lavora meglio. La seconda opzione è ovviamente preferibile, e l’Intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria occasione per mettere in discussione il “modo” in cui si lavora. L’Italia e l’Europa in generale sono molto indietro in una corsa che vede gli Stati Uniti in una posizione di straordinario vantaggio, come dimostrano i record della Borsa di Wall Street, dove nei prossimi mesi si quoteranno a valori senza precedenti i pionieri dell’IA: SpaceX, Anthropic, OpenAi. Ma non siamo (ancora) condannati a un ruolo marginale: «Nelle grandi rivoluzioni tecnologiche, i guadagni maggiori sono spesso andati non a chi le ha originate, ma a chi ha saputo adottarle e applicarle», ha detto ieri Panetta.Qui si deciderà la crescita futura, e l’Italia – con il suo genio e la sua capacità di adattamento al cambiamento – non deve commettere l’errore di chiamarsi fuori prima del tempo. Una questione di responsabilità, delle istituzioni chiamate a governare i processi e arginare gli strapoteri, ma anche delle componenti private: le aziende che devono investire, le banche che devono sostenerle con il credito. Panetta vede qui il «compito civile» di questo tempo, e non sembra di essere molto lontani dal «bene comune» che scandisce la Magnifica humanitas.
Governare e cavalcare l'IA, c'è una via italiana
Molte assonanze tra la Magnifica humanitas e le parole del governatore Panetta. Che propone un'italian way sull'intelligenza artificiale, tra genio, produttività e fattore demografico










