Il 16 giugno si avvicina e per milioni di proprietari di immobili in Italia scatta l’ora del calcolo e del versamento dell’Imu. Il meccanismo che regola l’imposta municipale propria richiede una partecipazione attiva del cittadino: non si tratta, infatti, di una tassa che viene notificata attraverso l’invio di un bollettino precompilato a casa. A differenza della Tari, la tassa sui rifiuti, per la quale i Comuni spediscono solitamente i modelli di pagamento già pronti, per l’Imu vige il principio dell’autoliquidazione. Questo significa che il contribuente deve calcolare autonomamente quanto dovuto, individuare i codici corretti e provvedere al pagamento entro i termini stabiliti dalla legge.

Imu, come funziona l’acconto di giugno

La prima scadenza da tenere a mente è quella di martedì 16 giugno 2026. Entro questo giorno va versato l’acconto, che corrisponde alla prima rata dell’imposta dovuta per l’anno in corso. La regola generale per determinare l’importo è piuttosto semplice: si deve versare il 50% di quanto pagato complessivamente nel 2025. Per farlo, si utilizzano le aliquote e le detrazioni che erano state approvate dal proprio Comune per l’anno precedente.

Tuttavia, se nel corso dei primi sei mesi del 2026 sono avvenuti cambiamenti nella proprietà o nella destinazione d’uso degli immobili, come un acquisto, una vendita o un cambio di residenza, il calcolo deve essere rapportato ai mesi di effettivo possesso. In questo caso, il mese si conta per intero se il possesso si è protratto per almeno quindici giorni. Il versamento va effettuato tramite il modello F24, un documento che permette di compensare eventuali crediti d’imposta e che può essere pagato in banca, negli uffici postali o tramite i servizi di home banking.