di
Simone Canettieri
Attesa per la risposta alla lettera della premier. In campo il piano di Fitto sui fondi di Coesione
Dispacci cupi da Bruxelles: il «no» della Commissione Ue alle richieste di scostamento dell’Italia per utilizzare fondi per il caro energia viene dato (quasi) per acquisito. Tira aria dunque di gran rifiuto da parte di Von der Leyen alla lettera inviata da Giorgia Meloni lo scorso 17 maggio. Nella missiva la presidente del Consiglio chiedeva alla «cara Ursula» di estendere temporaneamente il campo di applicazione della «National Escape Clause» già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica in corso senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti. Si parlava di una cifra compresa tra i 5 e i 9 miliardi.
«In assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste», scriveva Meloni. Sul Safe la riduzione dell’impegno di Roma è ormai agli atti e intanto oscuri presagi danzano su Palazzo Chigi. Basta raccogliere gli umori dietro le quinte dei protagonisti di questa vicenda. Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, per esempio. Non c’è vertice in cui «il falco di Riga» non faccia trapelare che non ci saranno aperture alle richieste di Roma (salvo piccole cose). Umori intercettati anche dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.











