Il ritorno di rumor insistenti su un’aggregazione tra Mps e Banco Bpm, cioè il vecchio disegno del Mef quando era l’azionista di controllo di Siena, potrebbe suonare come una speculazione di mercato se non fosse che ad alimentare questa narrativa sia proprio l’amministratore delegato del Monte, Luigi Lovaglio. Con dichiarazioni come “tutte le strade portano a Siena” e ventilando la cifra di 50 miliardi come futuro valore di borsa del Monte (oggi ne vale 25), Lovaglio ha fatto intendere che qualcosa si sta muovendo. “Ma perché proprio ora? – si domanda, in un colloquio con Il Foglio, Angelo Baglioni, economista dell’Università Cattolica –. Se fosse confermata, apparirebbe come un’operazione prematura, oserei dire spregiudicata da parte sua”.Come mai? Anche il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle sue Considerazioni finali ha evidenziato come l’attuale solidità patrimoniale delle banche italiane possa favorire nuove aggregazioni e contribuire alla creazione di un mercato nazionale ed europeo più forte. Una valutazione che ha trovato ampio apprezzamento tra i banchieri. “E’ molto condivisibile l’intervento del governatore sul tema e, a mio parere, non è un caso che abbia parlato di operazioni ‘ben disegnate’ e abbia richiamato il concetto di solidità ed efficienza riferendosi ai nuovi intermediari che potrebbero nascere dalle fusioni. Queste operazioni, infatti, devono avere una logica industriale e avvenire nei tempi giusti. Nel caso di cui stiamo parlando, invece, Montepaschi non ha neanche ancora avviato l’integrazione di Mediobanca e metterebbe in pista una nuova aggregazione. Mi pare ci sia troppa fretta considerando che questi passaggi per le banche comportano sempre rischi di esecuzione”, dice Baglioni.Non è un mistero che la creazione del terzo polo bancario italiano, dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo, sia tutt’oggi un’ipotesi gradita al governo Meloni e, soprattutto, al Mef guidato da Giancarlo Giorgetti, che con Lovaglio ha un filo diretto. Per la dovizia di informazioni che circolano, sembra che l’affare sia stato già disegnato nelle stanze ministeriali pensando anche alla soluzione per “neutralizzare” la francese Crédit Agricole, diventata prima azionista della banca milanese, alla quale verrebbe offerto il pacco di sportelli in esubero che risulta dalla sovrapposizione tra i due istituti. Insomma, ci sono già tutti gli ingredienti mentre il titolo Mps continua a salire in Borsa spinto dalla speculazione. “La politica dovrebbe stare fuori dalla definizione degli assetti bancari – prosegue Baglioni –. Già la scalata di Mps a Mediobanca è stata un’operazione discutibile, ma allora il Mef aveva una motivazione valida, dal suo punto di vista, per sostenerla e cioè la necessità di privatizzare il Montepaschi entro i termini concordati con l’Europa. Oggi che ragione avrebbe per spingere questa unione se è rimasto con una piccola quota?”.In effetti, il Mef ha ridotto la sua partecipazione nel Monte a poco più del 4 per cento. Ma la sua influenza va ben oltre, come ha dimostrato il ritorno di Lovaglio al comando dopo che era stato estromesso dal vecchio cda. Le voci che circolano è che Giorgetti non solo nutra riconoscenza nei confronti del manager che ha risanato la ex banca pubblica, ma condivida con lui, e anche con il presidente di Mediobanca, Vittorio Grilli, un disegno ben più ampio di consolidamento di banche medie sull’asse Siena-Milano. E considerando che il prossimo anno ci sono le elezioni politiche, il cantiere va aperto subito. “Non dovrebbe essere l’agenda elettorale a guidare il consolidamento bancario in Italia. Comunque, le mie obiezioni non riguardano il progetto in sé. Chiunque abbia dimestichezza con fusioni e acquisizioni bancarie, capirebbe che comporta un margine di rischio. Nel concreto, una delle due banche dovrebbe lanciare un’offerta pubblica sull’altra, cercando di convincere il mercato che in un processo di integrazione che deve ancora iniziare si innesta un terzo operatore e che tutto questo porti alla creazione di valore, la ragione per cui si fanno le fusioni”.Qualcuno ipotizza che il quartiere generale del nuovo gruppo Mps-Mediobanca-Banco Bpm potrebbe essere Milano, il che smonterebbe la critica che, sotto traccia, viene rivolta a Giorgetti e cioè di avere, da esponente di punta della Lega, spostato il potere decisionale della finanza da Milano a Roma. “Quando c’è una fusione tra pari e si deve decidere la governance, la collocazione della sede non è mai così scontata”.
“La politica dovrebbe stare fuori dagli assetti bancari”. Parla Baglioni (Cattolica)
L’ipotesi di un asse Mps-Mediobanca-Banco Bpm riaccende il dibattito sul terzo polo bancario. Baglioni avverte: “Operazioni ben disegnate vogliono solidità, efficienza e tempi giusti”. Il rischio? Un cantiere aperto troppo presto, spinto dalla politica e dalla Borsa più che da una chiara logica industriale









