Caso dello stadio mai realizzato in località Borgovecchio a Isola d’Arbia, nuova vittoria del Comune di Siena. Una sentenza che – sebbene ci sia sempre la possibilità del ricorso in Cassazione da parte dell’Associazione temporanea di imprese con cui il braccio di ferro va avanti da prima del 2016 – potrebbe chiudere definitivamente una querelle annosa. E molto delicata. Memoria storica del braccio di ferro legale è l’avvocato Fabio Pisillo che ha sempre seguito la vicenda in questo lungo arco di tempo in cui si sono succedute amministrazioni diverse. Vicenda – erano stati chiamati in causa per essa persino numerosi amministratori del periodo in cui avvennero i fatti oggetto del contenzioso civile che hanno sempre rivendicato la correttezza del loro comportamento – iniziata con il concorso del 2004 per la ’casa’ della Robur, progetto che a molti tifosi peraltro non era piaciuto finendo al centro di polemiche roventi. E, come noto, mai realizzato.
L’ultima sentenza è stata pronunciata dalla corte di appello di Firenze, prima sezione civile, nei giorni scorsi dopo che la Cassazione, nel marzo 2025, aveva cassato con rinvio appunto in appello la sentenza che la Corte fiorentina emise il 13 dicembre 2018. Quest’ultima, in sostanza, stabiliva che dovessero essere restituiti al Comune circa 900mila euro in quanto il tribunale di Siena già nel 2016 aveva condannato i ricorrenti a restituirne 725mila accogliendo la tesi del Comune che sosteneva che i professionisti incaricati avevano ingiustamente incassato una somma troppo alta essendosi limitati ad una progettazione parziale per una differenza, appunto, di 725 mila euro. Cadde anche l’accusa a palazzo pubblico di indebito arricchimento perché non poteva realizzare un’opera pubblica disegnata. Ebbene, la Cassazione aveva ravvisato riguardo a due aspetti il vizio di motivazione meramente apparente annullando la sentenza e rinviando in appello. Qualche giorno fa l’ultimo capitolo del braccio di ferro che aveva visto costituirsi tanti ex amministratori, dall’allora sindaco Maurizio Cenni agli altri assessori della giunta in carica nel periodo dei fatti in questione. L’appello è stato rigettato e la sentenza di primo grado confermata. Condannando l’Ati in solido a pagare le spese processuali nei confronti delle controparti costituite. Cifre molto importanti. Una bella vittoria che porterà una cifra ’pesante’ nelle casse del Comune – sfiorando tutto compreso i 2 milioni? – e farà tirare un sospiro di sollievo agli ex amministratori.












