Leggi
di Salvatore Ferro
02 Giugno 2026, 07:00
Un granello, se non un bel macigno, nella macchina messa in moto dal presidente della Regione Renato Schifani per dotare gestazione e rinascita dello stadio Barbera di sessanta milioni di contributo regionale, in vista della corsa per le designazioni di Euro 2032. La Regione ha attinto a un plafond targato Fondo di Sviluppo e Coesione che era originariamente destinato agli impianti sportivi di ambito regionale, e sempre originariamente farcito con 120 milioni di euro, poi diventati 100 alla voce impiantistica, con i restanti 20 devoluti allo scorrimento delle graduatorie per la riqualificazione delle strutture ricettive in tutta la Sicilia.
Qualche giorno fa, il caso dello stanziamento fu sollevato pubblicamente da Manlio Messina, parlamentare nazionale già nelle file di Fratelli d’Italia, partito dal quale è uscito dieci mesi fa. Le ruggini con Palazzo d’Orléans sono note e numerose ma qualche giorno fa sono tornate alla luce in un post che attaccava Schifani proprio sul Barbera, evocando prima il «caso Trapani Calcio con trecentomila euro dati alla società il cui consulente è, guarda caso, il figlio di Schifani» e poi, definendo l’inquilino di Palazzo d’Orléans «l’ormai ex Presidente Schifani», ipotizzava la possibilità di «scoprire qualche altro parente nella società del Palermo Calcio o solo becero campanilismo». Messina, che imputa a Schifani di avere eroso per oltre la metà i soldi destinati agli impianti regionali nel loro complesso, si chiedeva: «Come mai non procede con una gara pubblica?».












